Fare coaching con… un castagno?!

Tutto è possibile se a fare coaching è una coach della Nature Coaching Academy innamorata degli alberi e della Natura. Oggi ti presento Sara Alborghetti, educatrice e formatrice esperta di apprendimento esperienziale con la natura e pratiche primitive. Lascio quindi a lei la parola!

Premessa

Ciao! Sono Sara e vorrei raccontarti alcune piante diffuse nella mia regione, la Lombardia, descrivendole si dal punto di vista scientifico che da quello più tradizionale e folcloristico.

Grazie alle sue caratteristiche climatiche e geografiche, infatti, la Lombardia ha una ricca vegetazione e una buona biodiversità, a seconda dell’area che si prende in considerazione. Iniziamo dal Castagno.

Il castagno

Per te i tuguri sentono il tumulto
or del paiolo che inquieto oscilla;
per te la fiamma sotto quel singulto
crepita e brilla:

tu, pio castagno, solo tu, l’assai
doni al villano che non ha che il sole;
tu solo il chicco, il buon di più, tu dai
alla sua prole

– GIOVANNI PASCOLI, “Il castagno”

In Lombardia sono molto diffusi i boschi di castagni.

Il castagno europeo (Castanea sativa), in Italia è più comunemente chiamato castagno. Il castagno è una pianta arborea con una chioma molto ampia e può essere alto dai 10 ai 30 metri. I castagni sono alberi che possono restare in vita molti anni, infatti esistono boschi in cui sono presenti castagni millenari.

La lamina delle sue foglie è grande, può raggiungere una lunghezza di 20-22 centimetri e una larghezza di 10 centimetri, ha una forma conica, appuntita sulla cima e dentellata in modo regolare nel margine. Le foglie giovani sono ricoperte di peli, ma quando la pianta è matura sono lisce, lucide e molto resistenti.

Possiede sia fiori femminili che maschili.

Il frutto è la castagna. La parete del frutto che avvolge e protegge il seme, è marrone, liscio e lucido all’esterno, mentre all’interno è ricoperto da un insieme di peli molto fitti. Un lato di esso che viene chiamato pancia, è schiacciato, mentre la parte più tondeggiante viene detta dorso. Nella zona inferiore della castagna si può notare una parte più chiara che viene chiamata cicatrice. Un involucro spinoso, il riccio, racchiude un gruppo di circa tre castagne e si apre quando il frutto è maturo.

La corteccia è liscia e lucida e solitamente il fusto che si sviluppa è grosso.

La corteccia dei rami è bianca e cosparsa da piccole cellule nervose che permette alla pianta lo scambio gassoso tra i suoi tessuti interni e l’esterno. Spesso quando la pianta comincia ad avere più di quarant’anni, nella corteccia iniziano a formarsi delle grosse fessure che aprono il tronco. Il castagno contiene il tannino che lo rende più duraturo nel tempo perché lo protegge da funghi e batteri; questo tipo di legno infatti, non necessità di alcun trattamento. Inoltre, la porzione più interna del tronco (il durame) si forma prima della parte di tronco sotto la corteccia (l’alburno) . Quest’ultimo aspetto, rende la pianta molto resistente.

Utilizzo del castagno

I boschi di castagno sono tra i più importanti in Europa meridionale, da sempre usati dall’uomo in diversi modi. Questa specie infatti è stata coltivata infatti sia per la produzione del legname che per il suo frutto.

Negli ambienti forestali montani e nelle zone prealpine veniva utilizzato soprattutto per la produzione di farina.

Inoltre viene spesso utilizzato in apicoltura per produrre il miele di castagno e in fitoterapia. La sua corteccia infatti ha proprietà astringenti e le sue foglie hanno proprietà sedative della tosse.

Diffusione dei castagnetI

Grazie alla possibilità di poter sfruttare questa pianta, sia per il legname che per i suoi frutti, il castagno si è diffuso in tutta l’Europa attraverso i Greci, i Romani e proseguì attraverso gli ordini monastici nel Medioevo. È maggiormente diffuso al sud della Lombardia, nell’area appenninica.

A causa del progresso tecnologico in agricoltura, dell’introduzione di cerealicoltura, del cambiamento delle abitudini alimentari delle popolazioni europee, dell’utilizzo di materiali alternativi in vari ambiti, la presenza dei castagni nel corso degli anni è decisamente diminuita.

Tradizioni e leggende popolari

Nella storia dell’umanità, diverse specie di alberi sono diventati depositari di valori morali e religiosi, utilizzati come personificazioni del divino, entrando successivamente a far parte della simbologia cristiana. Anche il Castagno, con i suoi frutti, è protagonista di questa simbologia, che si mescola ad antiche tradizioni e leggende popolari.

Infatti divenne simbolo di sostentamento, previdenza e generosità e venne chiamato albero del pane: le castagne, bollite, arrostite, nella zuppa, essiccate e trasformate in farina, erano alla base di molte ricette antiche, che sfamarono intere comunità montane e che sono sopravvissute ancora oggi.

Alcuni detti antichi raccontano che se si fanno dormire i bambini in culle fatte di castagno, questi cresceranno forti e sani, perché questa pianta allontana gli spiriti in modo da permettere sonni tranquilli e sereni.

Ai viaggiatori, venivano donati talismani di protezione costruiti con i rametti di castagno, insieme ad un incenso ottenuto con foglie e corteccia essiccate. Un ramoscello di castagno legato con un filo d’argento infatti assicurava il ritorno a casa a chi partiva per un lungo viaggio.

In molte tradizioni le castagne sono presenti durante il rito del battesimo o durante i matrimoni, insieme a vino e frutta. Tra le usanze più diffuse vi era quella di lasciare alcune castagne sul tavolo della cucina come cibo per i defunti. Dal punto di vista simbolico, il castagno rappresenta l’unione del maschile e del femminile: il maschile veniva richiamato dalla maestosità della chioma e dalla possanza del tronco; il femminile invece dal frutto, che determina il nutrimento e, quindi, la vita. L’albero di castagno raffigura la celebrazione della vita nella sua semplicità e concretezza. Nella simbologia araldica, il castagno rappresenta la virtù nascosta (come il suo frutto nascosto dal riccio) e la resistenza (come il suo forte legno).

Nella magia è simbolo di lunga vita, è molto usato per rendere stabili le unioni e per dare forza ad un rituale.

Cosa dice di te il castagno?

Studiando il Nature Coaching e il Forest Coaching ho imparato che la natura e gli alberi possono essere nostri maestri: ci ispirano riflessioni che ci aiutano a crescere, ci possono allenare ad adattare le strategie del mondo naturale nella nostra vita quotidiana, per la nostra crescita personale.

Voglio quindi proporti alcune domande di auto-riflessione, con cui aiutarti a fare tesoro degli insegnamenti del castagno per espandere la conoscenza di te stesso.

In quale parte di te ti senti resistente e forte come il tronco del castagno? E cosa sei disposto a lasciare entrare dalle fessure che si formano nel tuo tronco?

C’è una parte di te che reputi spinosa? Se si, quale fragilità sta cercando di proteggere? Puoi partire dall’accettare questa tua fragilità per generare qualcosa di positivo?

Anche dentro di te c’è una parte femminile e una maschile, come le vivi?

Quale parte di te ha bisogno di maggiore sostentamento e di maggiore generosità da parte tua?

Cosa ti nutre profondamente e ti rende forte?


Grazie della lettura, e al prossimo articolo!

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Sara Alborghetti

sara alborghetti