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	<title>Silvia Arba</title>
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	<description>Risveglia la tua Natura</description>
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	<title>Silvia Arba</title>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: La Montagna, un luogo non più incontaminato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[conservatipn international]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La montagna è il simbolo della pace e della tranquillità. Ma ogni anno, con la crescente moda del turismo sciistico, si è trovata ad avere l'aria più inquinata, plastica tra le sue foreste. Le persone non si rendono conto di quello che provocano con il loro passaggio, ma forse  , con un po' di esercizio miglioreranno, e potremo continuare a rifugiarci nelle montagne per respirare aria buona.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-montagna-un-luogo-non-piu-incontaminato/">NATURE IS SPEAKING: La Montagna, un luogo non più incontaminato</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Se mi dovessero chiedere se preferisco il mare o la montagna, non esiterei a rispondere: il mare, ovviamente. Non che la montagna non mi piaccia, ma il fatto è che non risveglia in me quel sentimento di serenità che prevale quando sono immersa nell’acqua. </p>



<p>Sarà che parte della mia vita l’ho passata in Sardegna, e il mare lo porto nel cuore. Tuttavia, sono nata e cresciuta in un paesino della bergamasca, non lontano dalle Prealpi, e <strong>il fascino misterioso</strong> della montagna è sempre molto <strong>attraente</strong> ai miei occhi, anche se purtroppo non ci vado spesso. Ma ho intenzione di rimediare nel prossimo futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lee Pace è la montagna</h2>



<p>Avrete quindi capito del <strong>tema</strong> di questo articolo, ossia la <strong>montagna</strong>, a cui è stato dedicato un filmato della serie di Nature is Speaking. La voce è di Lee Pace, che da un punto di vista diverso da quello del turista, fa capire <strong>l’importanza delle montagne</strong> nell’ecosistema globale.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking: Lee Pace is Mountain | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/NJHcdKf5iHs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/The-soil-Text-2-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26918" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Qualche appunto sulla montagna</h2>



<p>Grazie ad un breve video trovato su youtube (che vi linko <a href="https://www.youtube.com/watch?v=71DmDxNbBJU">qui</a>) ho potuto ripescare in un angolo del mio cervello, tutte quelle <strong>informazioni sulle montagne</strong> che pensavo di non sapere più. Ad esempio, che <strong>un quarto della superficie terrestre è ricoperto da montagne</strong> (in Italia occupano quasi la metà della superficie), e che il 70% delle riserve idriche si trova proprio su questi giganti rocciosi. Le montagne sono vive<strong>, lì vivono un quarto delle specie animali e vegetali</strong>. Per non parlare di tutte quelle popolazioni (un miliardo di persone) le cui tradizioni sono radicate nella montagna, dove la vita va ad un’altra velocità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ubriacarsi di aria di montagna</h2>



<p>E chi, come me, vive in città, non può che accorgersene. <strong>In montagna è tutto diverso, l’aria, la temperatura, il paesaggio.</strong> È il posto ideale dove <strong>cercare la propria pace interiore</strong>, facendo escursioni o semplici passeggiate lungo gli antichi sentieri di almeno cent’anni. Quando si va in montagna, non si può non dire <strong>“andiamo finalmente a respirare aria buona”.</strong> In effetti l’aria montana è completamente diversa. La composizione è sempre la stessa, <strong>ciò che varia è la pressione parziale ( o concentrazione) &nbsp;dei gas</strong>, che all’aumentare dell’altitudine si riduce. In poche parole<strong>, l’aria è più rarefatta</strong>. Ma il nostro corpo è spettacolare, e si adatta facilmente ai cambiamenti di pressione (quando non sono troppo rapidi e drastici), infatti al di sotto dei 2000 metri è difficile accorgersi del cambiamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l’aria è così buona lassù?</h2>



<p>La <strong>differenza di pressione fa bene all’organismo</strong>, perché innanzitutto abbassa la pressione sanguigna, il che si traduce con riduzione dello stress e più relax. Inoltre <strong>la rarefazione dell’ossigeno determina una maggiore produzione di globuli rossi</strong>, le cellule che trasportano l’ossigeno a tutte le altre cellule del corpo. L’aumento dei globuli rossi è il modo che il nostro corpo usa per compensare la scarsità di ossigeno, così, infatti<strong>, si hanno più cellule per captare più ossigeno possibile</strong>. Questa condizione ci porta a <strong>fare respiri più profondi e lunghi</strong>, quindi abbiamo più ossigeno nel sangue, e <strong>dunque al cervello e ai muscoli, facendoci sentire più svegli e in forma.</strong></p>



<p>(Non per vantarmi, ma ho preso 29 all’esame di fisiologia umana, quindi questi discorsi mi appassionano non poco!)</p>



<h2 class="wp-block-heading">In montagna si invecchia bene         </h2>



<p>Sicuramente avrete sentito parlare del <strong>“potere” della montagna</strong> di allungare la vita umana. Si è parlato molto negli ultimi anni della <strong>leggenda degli Hunza</strong>, una minoranza etnica pakistana che vive isolata dal resto del mondo sulle cime dell’Himalaya, i cui membri sembravano avere un’aspettativa di vita molto maggiore di qualsiasi altro gruppo di uomini. Il motivo della loro longevità sembrava essere legato proprio alla <strong>loro vita da montanari</strong>. Tuttavia, questa notizia è una <strong>bufala</strong>, poiché non sono mai state fatte ricerche accurate sull’aging di questa popolazione, infatti a sostenere questa teoria erano i capi stessi dei villaggi Hunza, tant’è che chi ha vissuto a stretto contatto con gli Hunza per conoscerne le tradizioni, sostiene che non siano così in salute come vanno dicendo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Soprattutto se sei sulle montagne sarde</h2>



<p>Un discorso contrario vale invece per le <strong>popolazioni sarde</strong> che vivono nei monti dell’Ogliastra e della Barbagia (due regioni dell’entroterra dell’isola), dove vivono circa <strong>300 ultracentenari</strong>. Questa longevità sana dei sardi è da anni oggetto di studi genetici, atti a individuare geni che siano responsabili di <strong>questo invecchiamento “salutare”,</strong> perché questi vecchietti hanno sì 100 anni, ma stanno <strong>benissimo fisicamente e psicologicamente</strong>.</p>



<p>Questa digressione sulla fisiologia, per dirvi quanto può essere importante per l’umanità <strong>mantenere l’aria di montagna pulita e respirabile.</strong> Non solo per il nostro benessere personale, ma per quello di tutti. Infatti, <strong>un’aria pulita implica anche acqua e terreno sani</strong>, e di conseguenza animali e vegetali in salute, con nessun rischio per noi e gli altri. Ma purtroppo, l’inquinamento e tutti le sue conseguenze, <strong>stanno danneggiando anche l’ambiente meno contaminato per antonomasia</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’inquinamento è arrivato</h2>



<p>In un <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969713014265"><strong>articolo pubblicato</strong></a><strong> sulla rivista scientifica “Science of the Total Environment”</strong>, si parla di uno studio condotto da diversi team universitari di tutto il mondo, in cui sono stati studiate le diverse sfaccettature degli impatti antropologici sugli ecosistemi di acqua dolce di montagna, con risultati preoccupanti.</p>



<p>Questo studio si è concentrato prevalentemente sulla <strong>quantificazione dei microinquinanti</strong>, ossia dei composti organici e inorganici, presenti in tutto ciò che usiamo quotidianamente, come i farmaci, la plastica, cosmetici, e molto altro. La <strong>pericolosità</strong> dei microinquinanti, oltre ad avere proprietà <strong>tossiche</strong>, è che sono anche <strong>bioattivi</strong>, cioè <strong>possono provocare delle risposte biologiche nelle cellule</strong> degli organismi viventi. Gli effetti sono altamente pericolosi.</p>



<p>I team di scienziati coinvolti nello studio, sostiene che questi inquinanti <strong>raggiungono anche i piccoli bacini idrici montani</strong> attraverso il ciclo idrologico, e interagendo con il bioma locale <strong>alterano profondamente gli ecosistemi della montagna</strong>. Questo determina una maggiore <strong>instabilità </strong>degli ecosistemi, che risulteranno più <strong>indeboliti</strong> e <strong>vulnerabili</strong> all’invasione di specie aliene, rendendo quindi l’ecosistema meno fruibile anche all’uomo, in altre parole<strong>: ci sarà meno acqua potabile</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche sul tetto del mondo</h2>



<p>Pensate <strong>che tracce di inquinamento umano sono arrivate fino all’Himalaya</strong>, dove le vette superano gli 8000 metri! Lo riporta il sito di <strong>Greenpeace</strong>, raccontando di una spedizione compiuta da 8 squadre di suoi attivisti sulle Ande e sull’Himalya, durante la quale hanno <strong>raccolto campioni di acqua</strong> e neve per verificare la presenza di microinquinanti, in questo caso i <strong>PFC</strong>. Non voglio dilungarmi su cosa siano i PFC, ma vi dico soltanto che <strong>sono sostanze altamente tossiche per i processi naturali</strong>, possono infatti alterare <strong>la riproduzione e la crescita degli esseri viventi</strong>, tra cui anche l’uomo ovviamente. Per avere più informazioni al riguardo alla ricerca di Greenpeace, cliccate <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/blog/sostanze-chimiche-pericolose-nei-paradisi-nat/blog/54005/">qui</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è ancora finita</h2>



<p>Per capire meglio questo fenomeno di inquinamento, <strong>saranno necessari ancora anni di studi</strong>, di ricerche, che <strong>difficilmente saranno portate avanti</strong> poiché ancora oggi, i finanziamenti per la ricerca in ambito ecologico sono molto ridotti rispetto a quelli forniti per la ricerca farmacologica o biomedica (che comunque non sono altissimi). Potrebbe succedere che <strong>la scienza ci darà la soluzione</strong> a questo grosso problema dell’inquinamento, ma probabilmente sarà troppo tardi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Possiamo fare qualcosa? SI !</h2>



<p>Io dico sempre che è <strong>meglio prevenire che curare</strong>. Meglio stare attenti al nostro mondo. Perché noi ne facciamo parte, e <strong>qualsiasi nostra azione ha delle conseguenze, che arriveranno anche noi</strong>. Ogni ecosistema è delicato, anche quelli che ci sembrano più incontaminati, come la montagna, in realtà stanno lottando contro di noi, per non farsi sopraffare dal male che le causiamo, direttamente o indirettamente.</p>



<p>Il messaggio di questi video, incluso quello di cui stiamo parlando oggi, è sempre lo stesso: nonostante tutto il male che provochiamo alla <strong>natura, lei ce la farà</strong>. Quelli che non ce la faranno, saremo noi. A meno che non cambiamo rotta.</p>



<p>Mi chiedo se sette miliardi di persone ci riusciranno.</p>



<p>Io lo spero sempre, e voi? Avete fiducia nell’umanità?</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



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<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>NATURE IS SPEAKING: Il suolo, la pelle del pianeta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suolo è la pelle del nostro pianeta, la culla del cibo che mangiamo, dove tutto prende vita. Senza rischiamo l'estinzione. Il suolo è vita,  perché è vivo. I microrganismi e i piccoli insetti che lo abitano sono fondamentali per il suo ruolo nell'ecosistema.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 5 dicembre sarà la giornata internazionale dedicata alla preservazione del suolo, al quale è dedicato un video della serie Nature is speaking, di cui scrivo da mesi su questo blog. In questo caso la voce è di Edward Norton che interpreta il suolo, il sottile strato che ricopre la superficie della Terra</p>



<p>Questo articolo sarà un po’ diverso dagli altri, perché ho deciso di concentrarmi di più sul tema del sentire la natura piuttosto che sul solo tema dell’ecologia, stando un po’ sui toni di quello che ho scritto nel mio articolo sulla biofilia. Ecco, potrei dire che sarà <strong>un articolo biofilo.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Edward Norton is The Soil | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/Dor4XvjA8Wo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/The-soil-Text-1-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26913" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">La terra come pelle del pianeta</h2>



<p>La frase che mi è piaciuta di più in questo video è quella in cui <strong>il suolo viene descritto come un sottile strato di pelle del nostro pianeta</strong>. Il terreno è la pelle della Terra. È un’analogia a cui non avevo mai pensato e trovo sia <strong>bellissima</strong>, perché ci permette di immedesimarci ancora di più nella natura, che non siamo diversi da tutto ciò che vive in questo Pianeta. </p>



<p>Infatti, diversamente da quello che potremmo pensare, il suolo non è un elemento inanimato o privo di vita, al contrario <strong>c’è più vita al di sotto del terreno che al di sopra di esso.</strong> Uno dei più grandi studiosi del suolo,<a href="https://www.springer.com/gp/book/9781461261148" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Hans Jenny</a>, sosteneva che <strong>“il terreno contiene più di un migliaio di specie diverse</strong> di animali inferiori, lombrichi, formiche e anche microrganismi di diversa natura”. Molte di più di tutte quelle che vivono in superficie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il suolo è vivo</h2>



<p>Se imparassimo a conoscere il suolo come un elemento vivente, allo stesso modo con cui, più comunemente, si fa con il mare, forse sarebbe più facile comprendere il suo ruolo e <strong>la sua importanza per la nostra vite</strong>. Se il terreno non fosse vivo, sicuramente <strong>non potrebbe nemmeno dare la vita</strong>, e noi non potremmo coltivarlo. </p>



<p>Il suolo non è solo terra marrone, ma è molto di più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un po’ di pedologia</h2>



<p>Sicuramente non vi ricorderete quella lezione in terza elementare in cui la maestra vi spiegava <strong>come è strutturato il terreno</strong>. Se come me eravate intenti a pensare alle farfalle, ecco di seguito un breve riassunto di quella lezione. Come dicevo, <strong>il terreno non è solo una superficie su cui camminiamo o costruiamo edifici</strong>, ma un insieme di elementi che miscelandosi insieme, danno origine ad un <strong>immenso ecosistema sotterraneo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Com’è fatto il suolo</h2>



<p>Se dovessimo immaginare di tagliare una <strong>fetta di terra</strong>, individueremmo facilmente <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Suolo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 strati</a>. Quello più superficiale è costituito da <strong>materiale organico in decomposizione</strong>, seguito poi dall’ <strong>humus</strong> (materiale organico decomposto) mescolato a minerali, successivamente troviamo uno strato principalmente siliceo e minerario a contatto con uno strato argilloso sottostante, che si trova sopra alla roccia madre, dal cui sgretolamento derivano tutti gli strati sovrastanti. <strong>Anche la nostra pelle è stratificata.</strong> È formata da epidermide e derma, <strong>esattamente come il terreno</strong>, dove distinguiamo grossolanamente il suolo e il sottosuolo. A sua volta <strong>l’epidermide è suddivisa in tanti strati quanti il suolo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Pensiamo ancora che la nostra pelle e il suolo siano ancora tanto diversi?</h2>



<p>Tutti i <strong>figli di Madre Natura sono diversi nella forma, ma uguali nella sostanza</strong>. Il pianeta ha la sua pelle, noi abbiamo la nostra, gli alberi hanno la loro, e così ogni altro animale ha la propria. E al di sotto di questa pelle c’è un continuo movimento di cellule, molecole, acqua, ossigeno, <strong>che altro non è che la vita stessa.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Qualche nozione in più non fa male</h2>



<p>Se ci sono ancora dei <strong>dubbi</strong> circa le divergenze tra uomo e terreno, vi do un’ulteriore informazione che ho trovato in un libro prestatomi da Diana, “<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.body-earth.org/" target="_blank">Body and Earth</a>”: <strong>il 65% del tessuto osseo è costituito dagli stessi minerali che troviamo nelle rocce terriere</strong>, principalmente calcio e fosforo. Il restante 35% è composto da materiale organico, che viene nutrito dalle stesse molecole che si originano nel suolo. <strong>Credo non ci sia molto da stupirci no?</strong> Alla fine, noi ci nutriamo di prodotti che provengono direttamente dal terreno. Poi alla fine delle nostre vite, nel terreno vi ritorniamo, in un modo o nell’altro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cambio di attitudine</h2>



<p>Ora prendiamo queste nuove informazioni per <strong>guardare diversamente al terreno</strong>. Smettiamola di <strong>sottovalutarlo</strong> e <strong>considerarlo solo un pavimento</strong> da calpestare. Facciamo in modo che non siano più solo gli agricoltori a prendersene cura, ma impariamo a farlo anche noi, <strong>rapportandoci con esso in modo diverso</strong>. Prima di tutto iniziando a non sporcarlo più, perché vista la stretta connessione con noi, ne pagheremo le conseguenze. </p>



<p>Iniziamo a rispettarlo, perché se per noi ci vogliono solo 9 mesi per avere una pelle, <strong>la Terra ci ha impiegato ere intere per crearsene una</strong>. Rispettiamone i tempi, riducendo l’agricoltura intensiva e favorendo le rotazioni agrarie. <strong>Non dovrebbe essere difficile farlo se diventassimo coscienti del legame che abbiamo con la terra</strong>. </p>



<p><strong>Sentirci parte di un tutto, della natura stessa.</strong></p>



<p>Questa attitudine nei confronti della natura, non avrebbe degli <strong>effetti positivi solo a livello ecologico</strong>, perché renderebbe più facile proteggere la natura se ci sentissimo connessi ad essa, ma anche a <strong>livello personale, perché diventeremmo coscienti del nostro ruolo nel mondo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Ospiti passivi o abitanti attivi?</h2>



<p>Forse ci siamo dimenticati che <strong>non siamo dei semplici ospiti sulla Terra</strong>, non possiamo essere passivi. Eppure, è così che <strong>la maggior parte dei suoi abitanti si comporta</strong>. Io credo che possiamo <strong>essere i difensori, o meglio, i protettori del nostro pianeta.</strong> Un po’ come gli Avengers, ma con una missione più eco-friendly, piuttosto che solo human-friendly.</p>



<p>Infine, concludo parafrasando una famosa frase di Shakespeare “siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni”, in una più concreta e realistica: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Siamo fatti della stessa sostanza di cui è fatta la terra.</strong></p></blockquote>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



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<p></p>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: Il ghiaccio, lento a nascere, veloce a morire.</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-il-ghiaccio-lento-a-nascere-veloce-a-morire/</link>
					<comments>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-il-ghiaccio-lento-a-nascere-veloce-a-morire/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Staticità, candido, organizzazione. 3 parole che descrivono il ghiaccio, l'esatto opposto dell'uomo. Dinamico , sporco, incasinato. Abbiamo solo da imparare dalla calma del ghiaccio, e capendone la vera natura, forse possiamo salvarlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-il-ghiaccio-lento-a-nascere-veloce-a-morire/">NATURE IS SPEAKING: Il ghiaccio, lento a nascere, veloce a morire.</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Eccoci arrivati <strong>ad un nuovo articolo</strong> della serie dedicata ai video della campagna di Conservation International “Nature is Speaking” dedicato al <strong>ghiaccio</strong>, interpretato da <strong>Liam Neeson.</strong></p>



<p>Siamo quasi al termine di questo <strong>viaggio</strong> tra le <strong>voci della natura</strong>, e siccome siamo ormai alla fine dell&#8217;estate, ho pensato di parlarvi dell&#8217;elemento che simboleggia la <strong>staticità</strong>, la fermezza: il <strong>ghiaccio</strong>. Di solito, quando un viaggio sta per finire, mi perdo a fantasticare a tutte le esperienze che ho fatto, facendo tesoro di tutto ciò che ho imparato. </p>



<p>Abbiamo scoperto <strong>l’importanza di molti elementi naturali</strong>, e imparato come fare per apprezzarli al meglio per sentirci in connessione con essi, e quindi con la natura stessa.</p>



<p>Anche con il ghiaccio, nonostante la sua apparente mancanza di dinamismo e vitalità, riusciremo a fare lo stesso.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Liam Neeson is Ice | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/qBBOue_AdcU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Ice-Text-1-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26907" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Il ghiaccio a livello microscopico</h2>



<p>Ebbene, il ghiaccio altro non è che <strong>acqua nella sua forma solidificata.</strong> Come avevo già scritto nell’articolo sull’acqua (che potete leggere <a rel="noreferrer noopener" href="http://intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-semplicita-non-e-acqua" target="_blank">qui </a>se l’avete perso), questa <strong>molecola</strong> è formata due atomi di idrogeno e uno di ossigeno, che avendo cariche diverse, rendono la molecola d’acqua parzialmente carica elettricamente (motivo per cui l’acqua è un ottimo conduttore di elettricità). Questa carica fa sì che le molecole d’acqua, allo stato <strong>liquido</strong>, si comportino in maniera <strong>disorganizzata</strong>, respingendosi o attraendosi tra loro a seconda di dove si trovino, ciò è dovuto alle alte temperature, che fanno “agitare” le molecole.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una struttura ordinata</h2>



<p><br>Quando però, <strong>la temperatura scende </strong>sotto gli 0 gradi, <strong>l’energia termica è molto ridotta</strong>, perciò le molecole di acqua non si “agitano” più, e rimangono<strong> ferme</strong> e molto vicine tra loro, aumentando così la forza dei legami intermolecolari che danno origine ai <strong>reticoli cristallini del ghiaccio.</strong></p>



<p>Questi reticoli possono essere immaginati come degli <strong>esagoni tridimensionali</strong>, i cui spigoli sono occupati dagli atomi di ossigeno e i lati da quelli di idrogeno. Questi esagoni <strong>sono vuoti</strong>, dentro c’è solo <strong>aria</strong>, ciò determina l’abbassamento della densità del ghiaccio, che <strong>quindi galleggia sull’acqua</strong>. Ed ecco già la prima <strong>proprietà unica</strong> del ghiaccio: è l’unico solido in natura che galleggia sul proprio liquido. Ma ne scopriremo molte altre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ghiaccio in natura</h2>



<p>Veniamo all’importanza del <strong>ghiaccio in natura</strong>. Come ogni cosa naturale esistente sulla Terra, ha uno scopo, un ruolo, ben preciso. <strong>Nel ciclo idrologico</strong>, il ghiaccio è la forma sotto la quale l’acqua può essere <strong>immagazzinata</strong> per lunghi periodi di tempo. Quando piove ad alte altitudini, l’acqua cade in forma solide, <strong>la neve</strong>, che si accumula sulle cime delle montagne come calotta o ghiacciai. In questo modo, nei <strong>periodi caldi </strong>dell’anno, il ghiaccio <strong>si scioglie</strong> e l’acqua può ritornare a riempire <strong>i letti dei fiumi</strong> e i bacini dei laghi.</p>



<p>Inoltre, la presenza di ghiaccio è <strong>un fattore essenziale per la sopravvivenza</strong> di molti organismi viventi. La neve può infatti formare un <strong>lenzuolo protettivo</strong> per animali e piante che vanno incontro a <strong>ibernazione</strong> negli inverni più rigidi, isolando la superficie del terreno intrappolando, al di sotto di questa copertura, l’aria calda.</p>



<p>Se ci pensiamo, è lo stesso principio per cui negli <strong>igloo</strong> non fa freddo, permettendo alle persone di vivere al loro interno. Come sappiamo, gli igloo sono le tipiche abitazioni degli Inuit, gli abitanti del polo Nord, e sono <strong>costruite con mattoni di ghiaccio.</strong> Il ghiaccio, come appena detto, contiene aria, e quindi anche questi mattoni, al loro interno, ne contengono molta, che <strong>crea una barriera termica</strong> <strong>impedendo al calore sprigionato</strong> da un fuoco, o dal calore umano nell’igloo, di <strong>disperdersi</strong> all’esterno. Da bambina ho sempre sognato di poter entrare in un vero igloo, ero scettica circa la possibilità di vivere dentro al ghiaccio! <strong>Ma la scienza ha sempre una spiegazione a tutto</strong>!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ghiaccio sulla Terra</h2>



<p>I glaciologi ci dicono che <strong>stimare quanto ghiaccio</strong> sia effettivamente presente sulla terra è abbastanza difficile. Bisognerebbe misurare la profondità di tutte le calotte e dei ghiacciai montani presenti al mondo. Questo calcolo è stato riservato all’<strong>Antartide</strong>, che vanta un volume totale di ghiaccio di circa <strong>30 milioni di km<sup>3</sup></strong>. È più semplice invece, stimare la <strong>totalità di superficie terrestre </strong>ricoperta dal ghiaccio, che equivale a circa 15 milioni di km<sup>2</sup>.  In ogni caso, la maggior parte del <strong>ghiaccio terrestre esiste sotto forma di calotte glaciali</strong>, come  l’Antartide e la calotta glaciale della Groenlandia. Si tratta di una grande massa di ghiaccio che ricopre un’ampia superficie di terre emerse, distinta dagli iceberg, che sono invece masse di ghiaccio galleggianti. <strong>Ci sono poi i ghiacciai montani</strong>, come quelli delle Alpi o dell’Himalaya. Il ghiaccio che li costituisce potrebbe formare da solo un <strong>cubo dal lato di 55,4 km</strong>! Guardate questa <a href="https://www.livescience.com/31793-earth-glacier-ice-size.html">infografica</a> per crederci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E se tra qualche decennio sparisse tutto ciò?</h2>



<p>In questa <a href="http://www.dailyinfographic.com/10-places-to-see-before-theyre-gone-infographic">infografica</a> sono elencati 10 posti da vedere sulla Terra prima che scompaiano (per colpa dell’uomo). I ghiacciai sono in questo elenco. O meglio, nell’elenco <strong>compare il Glaciers National Park del Montana</strong> (USA), che potrebbe non ospitare più ghiacciai <strong>nel prossimo ventennio</strong>. Credo però che questa stima possa essere <strong>estesa anche ad altri ghiacciai presenti al mondo</strong>. Uno di questi è sicuramente il <strong>ghiacciaio di Ciardonay</strong>, nel parco nazionale del <strong>Gran Paradiso</strong>, in Italia. Luca Mercalli, noto climatologo italiano, ha dedicato una puntata della sua <strong>trasmissione “Scala Mercalli”</strong> interamente ai ghiacciai. Col suo modo semplice e diretto, ha spiegato le cause e le possibili conseguenze dello scioglimento di questi giganti di ghiaccio. <br>Ve la linko <a href="https://www.youtube.com/watch?v=JydNhIRr2QM&amp;t=1462s">qui</a> se volete vederla.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I ghiacciai vanno protetti</h2>



<p>Quando si è iniziato a parlare concretamente di surriscaldamento globale, lo scioglimento dei <strong>ghiacciai</strong> era sicuramente l’argomento <strong>più dibattuto</strong>. Oggi invece è “oscurato” dai discorsi sull’inquinamento dei mari e di tutti gli altri problemi causati dall’uomo alla natura. Di fatto, da quando si è iniziato a parlarne quotidianamente, potremmo dire all’incirca 20 anni fa, <strong>la situazione non ha fatto altro che peggiorare</strong>. Infatti, non esiste al mondo un ghiacciaio che non sia arretrato, o che abbia ridotto il suo volume a causa dello scioglimento.</p>



<p>Questo <a href="http://www.nimbus.it/ghiacciai/2016/160914_Ciardoney.htm">link</a> vi riporterà ad un articolo di Mercalli circa i suoi studi sul ghiacciaio Ciardoney, <strong>“l’osservato speciale”</strong>, dove lui stesso nel 1986, ha creato una stazione di misurazione per il monitoraggio di questo ghiacciaio. Nel suo studio, risalta come il ghiacciaio, <strong>dal 1972</strong> quando iniziò a essere monitorato , è arretrato di ben <strong>430 metri</strong>, quasi mezzo chilometro! Le immagini, come vedrete, sono <strong>impressionanti.</strong></p>



<p>L’arretramento non riguarda solo i ghiacciai montani, ma <strong>anche le calotte polari.</strong> Dal 1987, lo scioglimento <strong>dei ghiacci in Groenlandia e nell’Antartide ha portato ad una perdita di ghiaccio pari a 17 volte l’estensione dell’Italia</strong>. Come spiegano queste <a href="https://tg24.sky.it/ambiente/photogallery/2017/11/17/scioglimento-ghiacciai-infografiche.html#3">grafiche</a>. I complottisti che non credono all’incubo della crisi climatica non hanno vita facile, perché questi <strong>dati sono supportati dai numerosi satelliti </strong>posizionati dalle agenzie spaziali di tutto il mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le conseguenze</h2>



<p>Se le temperature non ricominceranno ad abbassarsi, o meglio, <strong>inizieranno a non aumentare più</strong>, le <strong>conseguenze</strong> per il nostro pianeta <strong>saranno devastanti</strong>. La prima interesserà sicuramente <strong>l’alzamento dei livelli del mare, </strong>che con lo scioglimento del ghiaccio totale terrestre, potrebbero salire di almeno <strong>90 centimetri.</strong> Città come <strong>Venezia</strong>, o <strong>arcipelaghi come le Maldive</strong>, potrebbero scomparire per sempre. Uno scenario apocalittico, non più così irrealizzabile visti i dati degli ultimi anni.</p>



<p>Non solo noi umani ne pagheremmo le conseguenze, ma <strong>anche molte specie animali</strong> che del <strong>ghiaccio hanno fatto il loro habitat</strong>. Molte stanno già pagando gli <strong>effetti del surriscaldamento</strong> attuale, gli orsi polari in primis, costretti a <strong>spostarsi sempre più lontano</strong> per cercare cibo o per costruirsi la tana, a causa della scomparsa dei ghiacci, con il rischio di <strong>scontrarsi con insediamenti umani</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Agire sempre e da subito</h2>



<p>È una gara contro il <strong>ghiaccio</strong>, che all’inizio ho definito statico, <strong>lento</strong>, ma è più <strong>veloce</strong> a sciogliersi di <strong>quanto noi siamo veloci</strong> a evitare che ciò avvenga. Siamo ancora in tempo per far qualcosa e schierarci dalla parte della natura, <strong>per ridurre le emissioni di gas serra</strong> e impedire l’ulteriore innalzamento delle temperature.</p>



<p>Nel dicembre 2015 è stato firmato <strong>l’accordo di Parigi da 195 paesi</strong> di tutto il mondo, che si sono impegnati in accordo universale e giuridicamente vincolante (così c’è scritto sul <a href="https://ec.europa.eu/clima/policies/international/negotiations/paris_it">sito</a> dell’UE) sul clima mondiale, stabilendo un piano d’azione globale per evitare che le temperature si alzino di 2°C.</p>



<p><strong>Dal 2015 ad oggi ne sono cambiate di cose</strong>, gli Stati Uniti si sono tolti dall’accordo dopo l’elezione dell’ultimo presidente, ma di recente sembrerebbe stiano cambiando la loro decisione, forse perché i cambiamenti climatici non sono più ignorabili neanche da loro.</p>



<p><strong>Spero che tutti gli stati aderenti si impegnino veramente</strong> nel mantenere vivo l’accordo, che ci credano davvero, e che quello non diventi un semplice foglio di carta, ma il simbolo <strong>della corsa contro il tempo dell’uomo per salvarsi dai suoi stessi errori.</strong></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



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<p></p>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: Il cielo è sopra di noi o intorno a noi?</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-il-cielo-e-sopra-di-noi-o-intorno-a-noi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[conservatipn international]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cielo è un miscuglio perfetto di gas che permette a noi, e a tutti gli altri esseri viventi di respirare e di non bruciare sotto la luce del sole. Eppure è la vittima principale dell'inquinamento. E i suoi effetti li vediamo purtroppo sulla salute di tutti noi. Ma è arrivato il momento di rimboccarci le maniche e ridurre le nostre emissioni, per permettere a noi e ai nostri successori, di respirare l'aria buona del nostro Pianeta.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un articolo precedente ho parlato di una distesa infinita di acqua, di cui il nostro pianeta è ricoperto, ossia l’oceano. <br>Oggi invece, vi parlerò di una distesa infinita di aria, il cielo. A dargli voce è la bella attrice sino-americana Joan Chen, che, con il suo monologo, ci aiuterà a capire <strong>perché noi abbiamo bisogno del cielo</strong>, ma lui non ha bisogno di noi. </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking: Joan Chen is Sky | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/E8d_JvMpoY4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="328" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Copy-of-The-soil-Text-328x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26899" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Rilassarsi guardando in alto</h2>



<p>Uno dei motivi per cui sono grata di vivere fuori città è proprio quello di potermi svegliare e guardare fuori dalla finestra senza che il mio sguardo venga bloccato da palazzoni di cemento. In questo modo, mi basta stare sdraiata sul letto, che è rivolto proprio verso la finestra, per fare un po’ di <strong>cloudspotting</strong>.&nbsp;</p>



<p>Come avrete sicuramente capito, il cloudspotting consiste nello stare <strong>sdraiati a pancia in su</strong> (possibilmente in uno spazio aperto, non sul letto come faccio io) ad <strong>osservare le nuvole</strong>, e perché no, lasciare spazio all’immaginazione, pensando a cosa ci ricordano le forme che cirri e cumulonembi possono assumere. È considerata una delle attività più <strong>rilassanti</strong>, da fare assolutamente quando si è stressati. Quindi, al giorno d’oggi, dovremmo farlo praticamente tutti i giorni!  Ho scoperto che esiste anche un libro &#8220;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ibs.it/cloudspotting-guida-per-contemplatori-di-libro-gavin-pretor-pinney/e/9788882469764" target="_blank">Cloudspotting. Una guida per i contemplatori di nuvole</a>&#8220;, io l&#8217;ho già ordinato!</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avere le nuvole nella testa</h2>



<p>Da sempre vengo additata come una ragazza che ha sempre la <strong>testa tra le nuvole</strong>, beh forse è ora che questa frase diventi un complimento piuttosto che un’accusa no? Ritengo che prendersi un po’ di <strong>tempo per sé stessi</strong>, stando all’aria aperta a guardare il cielo, sia un diritto che chiunque deve far valere. Inoltre, può aiutarci anche <strong>a ritrovare la connessione con la natura</strong>, e non solo con noi stessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cielo:mare=nuvole:onde</h2>



<p>Le nuvole non sono altro che le <strong>onde del cielo</strong>, sono quell’elemento che rende il cielo <strong>un ambiente unico</strong>, tanto quanto l’oceano. Tutti sanno che le nuvole sono formate da gocce d’acqua e cristalli di ghiaccio, ma pochi sanno (tra cui anche la sottoscritta) che la loro funzione è quella <strong>di tenere il cielo pulito</strong>, raccogliendo il materiale sospeso nell’aria per riportarlo a terra con le precipitazioni.</p>



<p>Infatti, l’aria, e conseguentemente <strong>il cielo</strong>, non è di certo immune all’inquinamento umano. Al contrario, è stato probabilmente <strong>la prima vittima della rivoluzione industriale</strong>. L’aria che respiriamo è composta per lo più da azoto (78%), ossigeno (21%) e da gas di varia natura (1%). Tra questi c’è <strong>l’anidride carbonica</strong> che, miliardi di anni fa, quando ancora la vita non esisteva sulla Terra, era molto abbondante, mentre oggi la troviamo allo 0,03%. Questa bassissima percentuale la dobbiamo ovviamente alle <strong>piante</strong>, che grazie alla fotosintesi traggono energia dal diossido di carbonio, <strong>producendo ossigeno</strong>, per noi vitale.&nbsp;</p>



<p>Nel XIX secolo, l’uomo ha incominciato a scavare in profondità, scoprendo il <strong>carbone</strong>, che da <strong>componente del sottosuolo</strong>, è diventato anche <strong>parte dell’aria</strong>, come combustibile fossile. La combustione del carbone, porta alla formazione di anidride carbonica, che in eccessive quantità trattiene troppo calore, con il risultato di aumentare l’effetto serra, e quindi le temperature. Con effetti dannosi sugli ecosistemi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ma cosa è il cielo?</h2>



<p>Siamo abituati a pensare al cielo come ad uno <strong>strato di aria che ci separa dallo spazio.</strong> Teoricamente <strong>noi viviamo sotto il cielo</strong>. Io la penso come la scrittrice americana Andrea Olsen, autrice di numerosi libri sull’anatomia esperienziale, ossia che è più corretto dire che <strong>viviamo dentro il cielo</strong>. Il cielo è fatto di aria, e l’aria non è altro che un miscuglio di gas, con una densità poco superiore a quella dell’acqua e una pressione tale da permetterci di camminare senza sentirci schiacciati al suolo. <strong>E noi ci siamo dentro</strong>. In ogni momento della nostra vita, <strong>noi siamo immersi nell’aria</strong>, solo che non la sentiamo fisicamente. Ma possiamo percepirla, <strong>sviluppando empatia</strong> verso la natura.</p>



<p>Eppure, è grazie all’aria che noi possiamo parlare, cantare ed ascoltare. L’aria infatti è <strong>un mezzo di comunicazione, di connessione</strong>. È ciò che connette il nostro corpo, sia internamente che esternamente, <strong>a tutto il mondo naturale</strong>. L’aria trasporta gli odori e i profumi delle foreste, il rumore delle onde del mare che si infrangono sul bagnasciuga, grazie a lei possiamo ammirare l’alba e il tramonto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ancora convinti che il cielo sia solo uno storto di nubi e gas?</h2>



<p>Oltre alle sue funzioni fisiche, quale protettore dai raggi UV, fornitore di ossigeno, garante della vita, diventa anche <strong>il ponte di connessione tra uomo e natura</strong>. Molto più di qualsiasi altro ambiente terrestre, il cielo, l’aria, ci accolgono direttamente nella natura stessa.</p>



<p>Perciò vi invito a fare come me in questo momento: sdraiatevi supini, sentitevi immersi nell’aria. Respiratela, individuate gli odori e i rumori che trasporta, fatevi cullare dal vento. La cosa bella, è che il fondo dell’oceano di aria in cui vi trovate, è sopra di voi, ed è infinito. Fatemi sapere se vi è scattato qualcosa dentro ! ?</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Leggi gli ultimi articoli:</h3>



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<p></p>
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			</item>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: La semplicità non è acqua</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-semplicita-non-e-acqua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'acqua, elemento imprescindibile per la vita, è protagonista di questo video di Nature is speaking, di cui parliamo in questo nuovo articolo su intelligenza primitiva. Perché l'acqua è essenziale e perché non dobbiamo sprecarla? </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-semplicita-non-e-acqua/">NATURE IS SPEAKING: La semplicità non è acqua</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Eccoci di qui per parlare di un nuovo video di <strong>Nature is Speaking</strong>, la campagna di sensibilizzazione promossa dall’associazione Conservation International. Nell’articolo di oggi vi parlerò del monologo di <strong>Penelope Cruz</strong>, che in questo breve filmato interpreta l’elemento vitale per eccellenza: <strong>l’acqua</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Penélope Cruz is Water | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/fwV9OYeGN88?start=2&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Water-Text-1-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26853" /></figure></div>



<p></p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché acqua=vita?</h2>



<p>Fin da piccoli ci viene insegnato che <strong>l’acqua è imprescindibile</strong> per la vita sulla Terra, senza di lei nessun organismo vivente si sarebbe mai potuto generare ed evolvere. Inoltre, non è incredibile che <strong>la stessa percentuale di acqua nel corpo umano, sia la stessa che ricopre la Terra, ossia il 70%?</strong></p>



<p>Il mio spirito di bambina curiosa, che mai se ne è andato e spero mai se ne andrà, mi fa domandare: <strong>perché?</strong> Perché l’acqua è così importante? Probabilmente mi ero già posta questa domanda da piccola, ma la mia timidezza mi ha impedito di fare alla maestra questa domanda. Mi ci sono voluti 3 anni di università e 4 esami di chimica per cercare di darmi una risposta.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><em>L’acqua è una questione di chimica</em></h2>



<p>Prima di addentrarci nell’importanza dell’acqua da un punto di vista biologico, dobbiamo soffermarci a pensare che innanzitutto <strong>l’acqua è un elemento chimico.</strong> È una molecola unica, non ne esistono altre come lei. La sua formula molecolare è <strong>H<sub>2</sub>O</strong>, quindi è formata da 2 atomi di idrogeno che si legano strettamente ad un atomo di ossigeno. Apparentemente può sembrare una molecola semplice, visto che ne esistono altre formate da più di soli 3 atomi. Ma non è così. Infatti, <strong>idrogeno e ossigeno</strong>, sono molto diversi tra loro, basta dare un’occhiata alla tavola periodica degli elementi.</p>



<p>L’idrogeno è il primo elemento della tavola, nella prima colonna, il che significa che ha solo un elettrone esterno (tutti gli atomi possiedono degli elettroni sulla “superficie” esterna, necessari per legarsi agli altri atomi e formare molecole). L’ossigeno è sulla sesta colonna, quindi ha 6 elettroni esterni, caratteristica che lo rende molto più grande dell’idrogeno in termini di spazio occupato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La reazione</h2>



<p>L’acqua si forma quando i due elettroni dei due atomi di idrogeno, interagiscono con i sei elettroni più esterni dell’atomo di ossigeno. In questo modo i due atomi <strong>raggiungono</strong> nello strato più esterno una condizione <strong>di equilibrio</strong>, che in gergo chimico si chiama “ottetto”, perché tutti gli atomi coinvolti nel legame hanno sul loro strato esterno 8 elettroni. Per poter svolgere <strong>artificialmente</strong> questo tipo di reazione, sono necessarie condizioni di temperatura e pressione molto difficili da ricreare, sia in termini pratici che economici. Infatti, per raggiungere l’equilibrio della molecola d’acqua, stando alle leggi dell’entropia, è necessaria molta energia, motivo per cui la <strong>sintesi chimica dell’acqua non è una strada percorribile.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’unicità dell’acqua</h2>



<p>Il fatto che l’uomo non sia in grado di prodursi l’acqua da solo, è già di per sé una caratteristica che rende questo <strong>elemento essenziale per la sopravvivenza</strong> della specie umana, e di tutte le altre specie viventi. Un altro fattore che rende l’acqua speciale rispetto a qualsiasi altra molecola esistente, è il fatto che è l’unica sostanza che in natura esiste contemporaneamente nei tre stati fisici: solido, liquido e gassoso. &nbsp;</p>



<p>Ovviamente <strong>non è sempre stato così</strong>. Agli albori del nostro pianeta, l’acqua esisteva prevalentemente in forma gassosa, come vapore acqueo. Per raggiungere lo stato in cui si trova oggi <strong>ci sono voluti miliardi di anni</strong>.</p>



<p>Cosa potrebbe succedere se uno dei tre stati in cui si trova oggi l’acqua, dovesse scomparire perché non ci sono più le condizioni ambientali per mantenerlo? <strong>Si creerebbe un disequilibrio</strong>, di cui però non possiamo conoscere le conseguenze, perché in una condizione di quel tipo non siamo mai vissuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’acqua e la vita microscopica</h2>



<p>Se chimicamente l’acqua è unica, lo è anche, e soprattutto, <strong>biologicamente</strong>. La frase “l’acqua è vita”, non è semplicemente un’unione di tre parole messe vicine per fare effetto, ma è l’affermazione più vera che si possa fare. Sin dalla sua formazione, l’acqua ha permesso alla vita di svilupparsi al suo interno. <strong>L’acqua è il solvente</strong> in cui si possono disciogliere le molecole organiche, che poi unendosi tra loro si sono organizzate in strutture più complesse, <strong>le cellule</strong>, le quali, vista la loro storia evolutiva, sono fatte d’acqua. Quindi se le singole cellule sono composte d’acqua, la stessa cosa vale per gli organismi pluricellulari come l’uomo, le piante e gli animali. Organismi viventi. <strong>Quindi sì, è vero, l’acqua è vita.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’acqua e la vita macroscopica</h2>



<p>Come già detto, sia le cellule microscopiche che gli organismi più grandi sono formati dall’acqua, e questo implica una <strong>dipendenza vitale</strong> dalla stessa. Questo si riflette anche a <strong>livello sociale</strong> nella storia degli esseri umani. Da sempre gli uomini si sono insediati vicini ai corsi d’acqua dolce, dai quali potevano approvvigionarsi facilmente. In effetti, pensandoci, tutte le grandi <strong>città</strong> con una lunga storia, <strong>sorgono su corsi d’acqua</strong>. Parigi sulla Senna, Roma sul Tevere, Madrid sul Manzanarre, potremmo continuare all’infinito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’acqua nel nostro tempo</h2>



<p>Tutte queste informazione tecniche mi sono servite per arrivare al nocciolo di questo articolo. Sappiamo perché <strong>l’acqua è indispensabile</strong>, conosciamo il suo valore, sappiamo tutti che è un bene prezioso. Eppure, <strong>da risorsa rinnovabile sembra si stia tramutando in non rinnovabile</strong>. La causa è facile da individuare, e si può descrivere con una sola parola: <strong>spreco</strong>. La maggior parte dell’acqua sulla Terra viene utilizzata per l’agricoltura e l’allevamento intensivo. Purtroppo, ne viene utilizzata una quantità superiore a quella effettivamente necessaria. <strong>Se ne fa un uso sconsiderato</strong>. Ne utilizziamo così tanta, e così velocemente, che non diamo nemmeno il tempo al ciclo idrologico di rigenerarne altra.</p>



<p><strong>La natura ha le sue regole</strong>, i suoi tempi per agire. <strong>Noi non li rispettiamo</strong>, per questo consumiamo più acqua (ma anche altre risorse naturali) di quella che viene generata naturalmente in un unico ciclo. Per non parlare del fatto che questo consumo spropositato è ad opera dei soli paesi sviluppati. Ancora oggi infatti, <strong>milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile</strong>. Tutta quella che viene sprecata dai paesi ricchi, potrebbe essere utilizzata per aiutare le popolazioni in difficoltà.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’acqua è sprecata</h2>



<p>Questo <strong>modus operandi è disumano, antiecologico e, oserei dire, quasi antivita</strong>. E gli effetti di questo comportamento si conoscono da anni, non è di certo un problema sorto un anno fa. Eppure, non si è <strong>mai fatto niente per migliorarlo</strong>. Né a livello internazionale, né a livello locale.</p>



<p>Lo vediamo <strong>tutti i giorni</strong>. Spruzzini che vengono accessi per irrigare giardini pubblici il giorno dopo che ha piovuto. Fontanelle d’acqua senza un rubinetto che scorrono ininterrottamente. Tutta l’acqua che viene utilizzata per la produzione di frutta, verdura e carne, viene <strong>sprecata quando quel cibo è buttato via</strong> senza mai essere consumato. Senza parlare anche degli sprechi casalinghi, non facili da quantificare.</p>



<p>Io ho calcolato il consumo di acqua annuale della mia famiglia su sito di Altro Consumo, ed è risultato essere di 65 m<sup>3</sup> annui. Sicuramente possiamo fare di meglio! Se volete calcolare il vostro basta cliccare <a href="https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/speciali/scopri-quant-acqua-consumi#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sta succedendo?</h2>



<p>È una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-01-12/emergenza-citta-capo-marzo-restera-senza-acqua--174720.shtml?uuid=AESeBYhD">notizia</a> dell’inizio del 2018 quella che riguarda la <strong>siccità di città del Capo</strong>. A gennaio era stato previsto che a marzo la città sud africana avrebbe dovuto affrontare un <strong>periodo di grave siccità,</strong> evento a cui gli abitanti di una città ricca come quella, non erano di certo abituati e preparati. La causa è da attribuirsi alla <strong>ridotta quantità di acqua piovana</strong>, che negli ultimi 3 anni ha portato alla <strong>riduzione dei volumi dei bacini idrici</strong> destinati all’uso cittadino. L’esempio di città del Capo è il primo di <strong>una metropoli,</strong> appartenente a un paese ricco, che deve <strong>far fronte all’assenza di acqua</strong>. Nonostante le restrizioni adottate dal governo cittadino per il risparmio dell’acqua <strong>abbiano evitato la catastrofe</strong>, facendo posticipare al 2019 la data in cui si prevedeva sarebbe finita l’acqua, la vita della popolazione <strong>ne ha inevitabilmente subito le conseguenze</strong>, provando sulla propria pelle quanto l’acqua sia un bene prezioso che no va sprecato.</p>



<p>Un altro esempio di grave siccità è quello che ha interessato il <strong>lago Poopo</strong> in Bolivia, secondo bacino del Sud America per estensione. È un <strong>lago salato</strong>, privo di emissari che si alimenta grazie al fiume&nbsp; Desaguadero, e la sua esistenza <strong>dipende dal bilancio locale tra le precipitazioni e l’evaporazione.</strong> È già successo in passato che questo lago si seccasse, ma il cambiamento repentino del clima fa temere agli studiosi che questi eventi possano aumentare di frequenza, <strong>fino a diventare definitivi.</strong> Per saperne di più, vi rimando a questo <a href="http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2015/12/21/news/il_lago_che_sparisce_e_ricompare-2903533/">articolo</a> interessante di National Geographic, riguardante proprio il lago boliviano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succederà?</h2>



<p>Io sono convinta che <strong>ad ogni problema ci sia una soluzione</strong>, quindi credo che esistano dei modi per ridurre lo spreco dell’acqua. Per farlo, bisognerà <strong>rinunciare alla comodità di usare l’acqua come e quanto vogliamo</strong>. Perciò mi chiedo se tutti saranno davvero disposti a fare questa rinuncia. Anche l’acqua, nel video, con la voce di Penelope Cruz se lo chiede, domandandosi se prima o poi, <strong>gli uomini invocheranno guerre in suo nome.</strong> La guerra, per gli uomini, è sempre un’opzione, ma, dice lei, non è l’unica opzione.</p>



<p>In questo articolo ho preferito le<strong> informazioni tecniche</strong> alle riflessioni personali, perché credo che ogni tanto sia necessario avere un approccio più pratico che emotivo per affrontare certi argomenti.</p>



<p><strong>Il problema dello spreco d’acqua</strong> <strong>è sempre più concreto</strong>, e preferisco pensare alle possibili soluzioni, piuttosto che avere paura per quello che potrebbe succedere se non venissero trovate. E voi?</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Leggi gli ultimi articoli:</h3>



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		<title>NATURE IS SPEAKING: Le sequoie, i dinosauri dei vegetali</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-le-sequoie-i-dinosauri-del-mondo-vegetale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[natureisspeaking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un dialogo tra una sequoia centenaria e un germoglio appena nato,andiamo a scoprire quali danni l'uomo ha causato a questa specie vegetale così antica quanto fondamentale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-le-sequoie-i-dinosauri-del-mondo-vegetale/">NATURE IS SPEAKING: Le sequoie, i dinosauri dei vegetali</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una delle voci non ancora spuntate nella mia “to do list” è un viaggio negli Stati Uniti. Non solo per le città, che diciamolo sono uniche al mondo, ma anche per i <strong>paesaggi naturali che sembrano infiniti</strong>, in cui hanno girato il mio film preferito Forrest Gump. <br>Questa piccola digressione cinefila per introdurvi al tema del <strong>nuovo video di Nature is Speaking </strong>di cui vi parlerò oggi: <strong>la sequoia</strong>. Il video si sviluppa come un dialogo tra la sequoia madre, interpretata da<strong> Robert Redford</strong>, e la figlia, interpretata proprio dalla nipotina dell’attore hollywoodiano, Lena Redford, che attraverso una serie di domande ci fa capire il <strong>ruolo fondamentale</strong> che questi maestosi alberi hanno sul nostro pianeta.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Robert Redford is The Redwood | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/3e66bnuxV2A?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="372" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/04/The-Forest-Text-3-372x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26844" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Dove vivono le sequoie</h2>



<p>C’è un <strong>solo luogo </strong>al mondo ormai in cui le sequoie <strong>crescono spontaneamente</strong>, e si trova proprio negli USA, tra la California e l’Oregon, dove non a caso sorge il <strong>Sequoia National Park</strong>, un parco naturalistico di 1,635.19 km<sup>2</sup> dove si possono ammirare moltissimi esemplari di una delle specie di piante <strong>più longeve</strong> al mondo. Qui vivono solo le sequoie appartenenti alla specie della <strong>Sequoia sempervirens, l’ultima specie vivente</strong> del genere Sequoia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Portatrici  di un’antica saggezza</h2>



<p>Le sequoie infatti, <a href="https://www.savetheredwoods.org/blog/the-science-of-giants-exploring-redwoods-research-from-the-top-down/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>non sono dei semplici alber</strong>i</a>, anche se non credo che l’aggettivo semplice sia adatto a qualsiasi specie di essere vegetale. Sono degli alberi dalla <strong>storia millenaria:</strong> il primo reperto fossile di una sequoia risale infatti a <strong>60 milioni di anni fa.</strong> All’epoca esistevano ancora i dinosauri. Magari unSono qui da molto tempo <strong>prima di noi</strong> e di altri animali terrestri. Sono <strong>l’archetipo dell’albero</strong>, inteso come essere vivente <strong>longevo e saggio</strong>.&nbsp; Pensate che la sequoia più vecchia, nonché la più grande al mondo, è conosciuta con il nome di <strong>Generale Sherman</strong> e ha più di <strong>2700 anni</strong>, più o meno.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come appaiono all’occhio umano</h2>



<p>Essendo alberi, l’uomo ha sempre guardato a loro come <strong>qualcosa da sfruttare</strong> per i propri scopi. Visti come legna da ardere o da usare per l’edilizia, nel XIX secolo <strong>l’abbattimento di sequoie</strong> subì una notevole impennata, complici anche le nuove tecnologie, che resero non più così difficile tagliare un albero con un <strong>tronco largo anche 10 metri</strong>. </p>



<p>Questo ha portato al <strong>disboscamento di numerose foreste spontanee di sequoie</strong>, che oggi sono per lo più foreste miste. La scomparsa delle sequoie <strong>non ha portato alla generazione spontanea di altre sequoie</strong>, ma bensì ha dato spazio ad altre <strong>specie concorrenti</strong> per poter crescere, contrariamente a quanto ipotizzavano i committenti di quelle operazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Caratteristiche uniche</h2>



<p>Una delle <strong>peculiarità</strong> delle sequoie e che per essere alberi così grandi, <strong>crescono velocemente</strong>, circa 30/60 cm all’anno. È impressionante no? Che <strong>madre natura abbia creato tanta diversità </strong>al mondo, che <strong>ogni essere vivente sulla Terra sia unico.</strong> E quindi speciale, <strong>raro</strong>, e <strong>da preservare</strong>. </p>



<p>Il tasso di <strong>crescita</strong> delle sequoie <strong>dipende</strong> prevalentemente dalla<strong> composizione del suolo</strong> e dal clima dell’ambiente in cui vive. In natura crescono in un <strong>ambiente umido</strong>, lontano dalle coste, con piogge frequenti. Sono alberi che dipendono strettamente anche dalla <strong>collaborazione con le altre specie</strong> animali, e vegetali, con coi convivono. Le foreste di sequoie sono quindi degli <strong>ecosistemi, dentro all’ecosistema.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Sono in pericolo.</h2>



<p>La sequoia è considerata come una <strong>specie minacciata</strong>, a rischio estinzione. Nonostante oggi si assista sempre meno all’abbattimento di alberi secolari come le sequoie, grazie anche alle campagne di sensibilizzazione per far conoscere l’importanza di questi alberi nel bioma terrestre,<strong> neanche loro sono insensibili alle conseguenze dell’inquinamento</strong> umano.</p>



<p>Oggi rimane sulla Terra <strong>solo il 5% delle sequoie</strong> esistenti in passato. <strong>L’uomo </strong>da solo,<strong> ne ha eliminato il 95%</strong>. E pensare che noi siamo sulla Terra da 3 milioni di anni, e <strong>in meno di 100 abbiamo contribuito a generare catastrofi che nessun’altra specie vivente potrebbe mai creare.</strong></p>



<p>Questa misera percentuale, <strong>è in pericolo a causa del cambiamento climatico</strong>, di cui ancora una volta l’uomo è responsabile. <strong>L’imprevedibilità del clima</strong>, che porta siccità quando dovrebbe esservi umidità, o provoca temporali violentissimi anche per le sequoie, ha portato questi alberi allo <strong>sfinimento</strong> negli ultimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Effetti del cambiamento climatico</h2>



<p>Nel <strong>2016</strong> la California fu colpita dalla <strong>siccità</strong> più grave mai registrata prima d’ora. Questo ha determinato la <strong>disidratazione delle sequoie</strong>, con seguente <strong>perdita di fogliame e indebolimento del tronco</strong>, rendendole più suscettibili agli incendi.</p>



<p>Un tronco di una sequoia sana in realtà, è pressoché ignifugo, non prende fuoco grazie alla presenza di una resina che lo protegge. <strong>Ma un tronco debole perde i suoi superpoteri.</strong> Rischiando di morire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ritorno all’umanità</h2>



<p>Tuttavia, l’uomo sbaglia, ma sa anche <strong>rimediare ai propri errori</strong>. È il bello dell’animo umano. L’ho pensato mentre navigavo in Internet alla ricerca di informazioni sulle sequoie, incappando in un video di un signore, <strong><a href="https://www.ancienttreearchive.org/about-us/our-staff/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">David Milarch</a></strong>, che sta <strong>dedicando la sua vita alla salvaguardia delle sequoie</strong>. </p>



<p>Milarch è un botanico statunitense, che dopo aver quasi perso la vita a causa di un’insufficienza renale, ha deciso di intraprendere una missione che tutt’ora lo sta tenendo impegnato: <strong>salvare le sequoie giganti. Come? Grazie alla genetica.</strong> </p>



<p>Il progetto promosso da Milarch prende il nome di “Moving the giants”, in italiano “spostare i giganti”, e si pone come obiettivo quello di <strong>clonare</strong> le sequoie giganti <strong>e spostarle più a nord</strong>, dove in un futuro diverso dal presente, potranno crescere spontaneamente come fanno oggi in California.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia di Luna&nbsp;</h2>



<p><strong>Luna</strong> è una sequoia alta 55 metri, di circa 1500 anni, che nel 1999 è stata salvata dall’abbattimento grazie all’azione coraggiosa di una giovane donna di 23 anni, <strong><a href="https://www.greenme.it/approfondire/come-e-andata-a-finire/julia-butterfly-hill-salvare-albero/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Julia “Butterfly” Hill</a></strong>. Julia si era recentemente convertita all’ideale ambientalista, quando nel 1997 partecipò ad una raccolta fondi nella contea di Humboldt in California, avente lo scopo di salvare le sequoie che vivevano in quella regione <strong>dall’abbattimento</strong> da parte di un’azienda di legname. </p>



<p>Lei racconta che i partecipanti a quell’evento stavano cercando qualcuno che rimanesse su una sequoia per qualche giorno, e la scelta è ricaduta proprio su Julia. Ma lei, su quell’albero ribattezzato affettuosamente <a href="http://sanctuaryforest.org/programs/land-conservation/luna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luna</a>, ci rimase per ben <strong>738 giorni</strong>. Ha vissuto su un albero per 2 anni interi, in tutte le stagioni, per salvare Luna e tutti i suoi simili, <strong>alberi millenari</strong> per i quali l’uomo ha poca cura. Ma la storia di Julia e Luna può farci riflettere sul legame che si può creare tra una persona e un essere vivente erroneamente considerato inerte, mandandoci questo messaggio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>By standing together in unity, solidarity and love<br>we will heal the wounds in the earth and in each other.<br>We can make a positive difference through our actions</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Rimanendo uniti nella solidarietà e nell’amore</em><br><em>Cureremo le ferite nella terra e in ognuno di noi</em><br><em>Possiamo fare una differenza positiva attraverso le nostre azioni</em><br><em>Perché è necessario farlo</em></p></blockquote>



<p>Secondo molti climatologi infatti, <strong>l’ambiente umido e piovoso in cui vivono oggi le sequoie, non sarà più lo stesso</strong>, a causa dei cambiamenti climatici già in atto, che <strong>altereranno l’ecosistema</strong> delle sequoie. Secondo Milarch <strong>non possiamo permetterci di non avere più sequoie sulla Terra</strong>. </p>



<p>Credo che chi lo contesti sia solo un po’ ignorante, nel senso che ignora i fatti. Le sequoie sono tra gli alberi più grandi del mondo, e si sa che la funzione principale degli alberi è prelevare CO<sub>2</sub> dall’esterno, per riversare O<sub>2 </sub>nell’aria. Una sola sequoia può sequestrare una tonnellata di diossido di carbonio. Sono i polmoni terrestri.</p>



<p><strong>La Terra senza sequoie sarebbe come un corpo senza un polmone</strong>. La vita senza un polmone è abbastanza complicata.&nbsp; Soprattutto quando quel polmone serve a far respirare 7 miliardi di persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aspettiamo i risultati</h2>



<p>Così facendo, Milarch ha iniziato la sua missione vent’anni fa, e oggi il suo team di scienziati <strong>è riuscito a clonare i genomi delle piante più antiche al mondo</strong>. È normale avere dei <strong>dubbi</strong> al riguardo, alla fine clonare non è un verbo molto amato nell’immaginario comune. Però è una tecnica così potente, che se usata eticamente, può <strong>salvare specie</strong> a rischio d’estinzione dalla stupidità umana.</p>



<p>Ci vorranno anni per verificare se l’esperimento di Milarch avrà successo, nel frattempo possiamo fare qualcosa anche noi, iniziando dal cambiamento della prospettiva. <strong>Gli alberi sono degli esseri vivent</strong>i, come noi, ma a differenza nostra, <strong>loro possono vivere senza di noi, ma noi non potremmo mai farcela senza di loro</strong>.&nbsp;</p>



<p>Quando capiremo veramente il senso di queste parole, forse riusciremo a restaurare un rapporto di reciproca stima con la Natura. <strong>Speriamo solo di non arrivarci troppo tardi</strong>.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



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		<title>NATURE IS SPEAKING: Vedere il reef: voglio che rimanga nella mia bucket list.</title>
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					<comments>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-vedere-il-reef-voglio-che-rimanga-nella-mia-bucket-list/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[coral reef]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[nature coaching]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.intelligenzaprimitiva.it/?p=26828</guid>

					<description><![CDATA[<p>La protagonista del nuovo video di cui parliamo in questo articolo è la barriera corallina. Sbiancamento dei coralli, alteranzione della flora e della fauna marina, sono solo alcuni dei danni causati dall'uomo a questo ambiente così unico. Come possiamo rimediare?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-vedere-il-reef-voglio-che-rimanga-nella-mia-bucket-list/">NATURE IS SPEAKING: Vedere il reef: voglio che rimanga nella mia bucket list.</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Io sono un’amante dei lungometraggi Disney, li ho visti tutti, anche quello che è uscito nel 2016, <strong>Oceania</strong>. Questo classico Disney parla di una giovane ragazza, Vaiana, che vive su un’<strong>isola polinesiana</strong>. Lei ha sempre avuto un legame speciale con <strong>il mare</strong>, e da sempre il suo spirito avventuriero ha fatto crescere in lei la voglia di attraversare <strong>la barriera corallina</strong>, il Reef, il punto in cui mare e cielo si incontrano, cosa che suo padre le ha assolutamente vietato di fare.</p>



<p>Ho deciso di iniziare questo nuovo articolo parlando di un cartone animato, per introdurvi al tema del nuovo video di <strong>Nature is Speaking </strong>: la barriera corallina, a cui dà la sua voce il bel vampiro della serie “The Vampire Diaries”, <strong>Ian Somerhalder.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Ian Somerhalder is Coral Reef | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/lVMV3StvLCs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/04/Coral-Reef-text-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26836" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">The great barrier reef</h2>



<p>La <strong>barriera corallina australiana</strong>, con i suoi <strong>2200 km</strong> di estensione, è considerata l’organismo vivente più grande della Terra, tanto da essere visibile anche nello spazio e meritarsi l’appellativo di <strong>“Grande Barriera Corallina”</strong>. Ma il Reef australiano <strong>non è la sola formazione corallina</strong> del mondo, ma ne esistono tante altre e di diversi tipi. Infatti, i coralli possono formare delle <strong>barriere</strong>, come quella in Australia, degli <strong>atolli</strong>, come in Polinesia, e delle <strong>scogliere</strong>, come quelle tipiche del Mar Rosso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono i coralli?</h2>



<p>Diversamente da quanto possiamo immaginare, <strong>i coralli non sono delle piante marine</strong>, ma sono bensì degli <a href="https://www.icriforum.org/about-coral-reefs/what-are-corals">animali</a>. Appartenenti alla classe degli <em>Anthozoa, </em>nel phylum dei <em>Celenterati</em>, lo stesso delle meduse per intenderci. I coralli sono delle <strong>formazioni calcaree</strong> create dalla secrezione di <strong>carbonato di calcio</strong> da parte di piccoli animaletti acquatici, <strong>i polipi</strong> (ATTENZIONE: polipi non polpi) che danno forma a quelle <strong>strutture dure,</strong> semi-rocciose, che noi conosciamo come <strong>coralli.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una grande biodiversità</h2>



<p>Ma il reef <strong>non è abitato solo dai coralli</strong>, ma anche da moltissime altre <strong>specie animali </strong>e <strong>vegetali</strong> che lo rendono un ambiente unico, tra i <strong>più </strong><a href="https://www.science.org.au/curious/gbr-animals"><strong>biodiversi</strong></a><strong> al mondo</strong>, e di conseguenza è prezioso per la salute dei mari e dei suoi abitanti. Nel video, la barriera si autodefinisce <strong>la “nursery” del mare</strong>, che tradotto significa “l’infermeria” dei mari. Quel luogo in cui i pesci, piccoli e grandi, vanno per <strong>riposarsi, sfamarsi e nascondersi dai predatori</strong>, come fanno i <strong>pesci pagliaccio</strong> rifugiandosi tra i tentacoli urticanti degli anemoni, tra l’altro imparentati con i coralli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ruolo insostituibile</h2>



<p>Tuttavia, <strong>oltre a proteggere la fauna marina,</strong> sono fondamentali per il mantenimento dell’equilibrio nell’ecosistema marino. Le barriere coralline aiutano a <strong>migliorare la qualità dell’acqua,</strong> grazie alla loro capacità filtrante. Sono <strong>importanti</strong> per la stabilità dei fondali marini, favorendo <strong>la crescita di alghe</strong> e altre piante marine che collaborano insieme, formando una <strong>barriera contro gli tsunami</strong> e le tempeste oceaniche. </p>



<p>Ci sono tantissime informazioni su internet circa le barriere coralline, ma i video sono sicuramente il modo più efficace e immediato. Per <strong>questo vi linko questo video di infografiche</strong> animate passatomi da Diana, realizzato da <strong>Vox</strong>, un sito di notizie in cui i giornalisti si impegnano in spiegazioni approfondite e semplici di ciò di cui stanno parlando.<br> Il video in questione è intitolato “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=BO44JlAElXM">How dead is the Great Barrier Reef?</a>”, io l’ho guardato ed è davvero molto esaustivo. <br>È in inglese, ma sono presenti i sottotitoli cliccando sulla prima icona a sinistra di youtube.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dove sono?</h2>



<p>Le barriere coralline <a href="https://coral.org/coral-reefs-101/coral-reef-ecology/geography/"><strong>non si trovano in tutti i mari del mondo</strong></a>, questo perché le condizioni di temperatura ed esposizione solare sono diverse. Infatti, <strong>i Reefs sopravvivono in acque abbastanza calde</strong>, con una temperatura media di <strong>25°</strong>, generalmente<strong> a est</strong> delle formazioni terrestri, dove le temperature sono più alte rispetto che ad ovest, ad una <strong>profondità massima di 45 metri</strong>. In questa situazione possono svolgere al meglio un altro compito fondamentale: assorbire la CO<sub>2</sub>.</p>



<p>Non solo gli alberi, <strong>ma anche il mare, o meglio i suoi abitanti, sono importanti per l’assorbimento dell’anidride carbonica. </strong>Gli oceani sono campioni nell’assorbire tutta quella che produciamo.</p>



<p>Insomma, le barriere coralline sono un po’ <strong>i supereroi del mare.</strong></p>



<p>E <strong>l’uomo</strong> e le sue attività sconsiderate, potrebbero essere il <strong>nemico</strong> in grado di sconfiggere questi supereroi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il pericolo è di non vederle mai più</h2>



<p>È una notizia di qualche anno fa quella riguardante<strong> la morte di una parte della grande barriera corallina.</strong> Le cause sono tante, ma andiamo con ordine. Sappiamo che <strong>la vegetazione marina è in grado di assorbire la CO<sub>2</sub></strong>, ma se questa diventa <strong>troppa</strong> si assiste ad <strong>un’acidificazione</strong> delle acque, che, sommata all’<strong>aumento delle temperature</strong> dovuto al riscaldamento globale, porta allo <strong>sbiancamento dei coralli</strong>. </p>



<p>I <strong>colori</strong> accesi <strong>dei coralli</strong> sono dovuti alla <strong>presenza di piccole alghe</strong>, le <em>Zooxanthellae, </em>che forniscono <strong>energia</strong> ai coralli stessi grazie alla <strong>fotosintesi</strong>. Ma le temperature e l’acidità uccidono queste alghe, <strong>lasciano i coralli nudi</strong>, con solo il loro scheletro di carbonato di calcio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La morte del reef</h2>



<p>Ciò che sta facendo l’attività umana, è proprio causare <strong>la rottura di questa cooperazione tra polipi e alghe,</strong> che è fondamentale per la sopravvivenza della barriera corallina stessa.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p>Tuttavia, <strong>lo sbiancamento non implica necessariamente la morte dei coralli</strong>, che dipende da quanto tempo dura l’esposizione alle condizioni <strong>poco favorevoli alla loro crescita</strong> e sopravvivenza. Infatti, le<em> Zooxanthellae </em><strong>possono ritornare nei coralli in poche settimane,</strong> se la temperatura dell’acqua diminuisce rapidamente. Se ciò non accade, il <strong>corallo muore di fame</strong> o di qualche malattia. Il colore del corallo morto, è marrone, spento, l’opposto dei colori accessi e luminosi dei coralli vivi.</p>
</div></div>



<p>Nel 2016 è stato stimato che la maggior parte di <strong>coralli morti (26%) si trovasse nell’area nord</strong> della grande barriera corallina, dove comunque l’86% era gravemente in una fase di sbiancamento totale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Può non essere definitiva</h2>



<p>La natura però ha donato a questa specie poderosa, <strong>la capacità di rigenerarsi</strong>. Infatti, in un’area morta, se ci sono abbastanza <strong>pesci e altri animali “piluccatori”</strong> che mangiano i resti del corallo morto, <strong>le larve dei polipi</strong> possono ricolonizzare l’area e dar vita ad un nuovo Reef. <strong>È già successo.</strong> Infatti, dopo lo sbiancamento del 1998, parte della grande barriera corallina è riuscita a rigenerarsi.</p>



<p>Purtroppo, si tratta di una specie che cresce lentamente, <strong>circa 2 cm all’anno</strong>, perciò il processo di rigenerazione dei <strong>coralli morti nel 2017 potrebbe avvenire in circa 10 anni.</strong> Questo implica che in 10 anni non si devono verificare altri eventi di sbiancamento, e quindi di innalzamento delle</p>



<p>temperature dell’acqua. Evento che <strong>dipende</strong> esclusivamente <strong>da noi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nostro ruolo è importante</h2>



<p>Quanto più velocemente <strong>gli uomini impareranno a ridurre le emissioni</strong> di gas serra, tanto più <strong>aumenteranno le probabilità di sopravvivenza</strong> della barriera corallina.</p>



<p>Trattandosi di esseri naturali e quindi soggetti all’evoluzione<strong>, i coralli e le loro alghe potrebbero anche adattarsi alle nuove condizioni climatiche</strong>, ma potrebbero non essere più le stesse. Solo le specie più forti sopravvivrebbero e molte altre morirebbero, e <strong>non avremmo più la possibilità di vederle</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una battaglia da vincere</h2>



<p>Vorrei riprendere quanto detto dalla portavoce di Vox nel video sopracitato: <strong><em>ci siamo schierati contro le barriere coralline,</em></strong><em> ma la battaglia non è ancora finita, <strong>e possiamo ancora cambiare fazione.</strong></em> Possiamo decidere di combatter <strong>per </strong>il reef e i suoi abitanti, facendo qualcosa ogni giorno nel nostro piccolo per ridurre al minimo l’emissione di gas. <strong>Dobbiamo combattere contro chi ancora si rifiuta di credere ai cambiamenti climatici</strong>, perché ci sono, e si fanno sentire, ogni anno più forti.</p>



<p>Dobbiamo ricordarci ogni giorno, <strong>che noi abbiamo bisogno della natura</strong>, e perciò dobbiamo proteggerla. Lei non lo farà con noi, perché dell’uomo non ha bisogno.</p>



<p>Chi avrebbe bisogno di un inquilino maleducato?</p>



<p>Uno dei miei sogni di bambina, da quando ho visto Nemo, è sempre stato quello di visitare la barriera corallina e tutti i suoi abitanti. Ho intenzione di depennare questo desiderio dalla mia lista, per questo mi impegno in questa battaglia quotidianamente.</p>



<p>Anche voi avete il mio stesso sogno? Cosa credete sia meglio per preservare i nostri mari?</p>



<p>Fatemelo sapere con un commento qui sotto! Al prossimo video!</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Leggi gli ultimi articoli:</h3>



<ul class="wp-block-list"><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-madre-natura-chiama-risponderai/" target="_blank">NATURE IS SPEAKING: Madre Natura chiama, risponderai?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-casa-dolce-casa/">NATURE IS SPEAKING: Casa dolce casa</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/cosa-e-terrapsychology-terrapsicologia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cosa è “Terrapsychology” (Terrapsicologia)?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/virus-homo-biomimicry-virus-ed-esseri-umani/">Homo Virus: biomimicry, virus ed esseri umani</a></li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-vedere-il-reef-voglio-che-rimanga-nella-mia-bucket-list/">NATURE IS SPEAKING: Vedere il reef: voglio che rimanga nella mia bucket list.</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NATURE IS SPEAKING: il messaggio della foresta per la giornata mondiale contro la desertificazione</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-foresta-vuole-essere-ascoltata/</link>
					<comments>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-foresta-vuole-essere-ascoltata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[forest bathing]]></category>
		<category><![CDATA[forest coaching]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.intelligenzaprimitiva.it/?p=26817</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nuovo articolo dedicato ai video di Nature is Speaking. La foresta è martoriata, ma ha un messaggio per noi. Vogliamo ascoltarlo?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-foresta-vuole-essere-ascoltata/">NATURE IS SPEAKING: il messaggio della foresta per la giornata mondiale contro la desertificazione</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">17 giugno 2020: Giornata mondiale contro desertificazione e siccitÀ</h2>



<p>La campagna di nature is speaking è partita nel 2014, ed è ormai mesi che ve ne sto parlando in questi articoli, ciascuno dedicato ad uno degli 11 video della serie. Ma forse dovrei correggermi: i video sono 12. L&#8217;ultimo è uscito nell’ottobre 2018, nel quale a parlare è <strong>la foresta</strong>, con la voce di Shailene Woodley. </p>



<p>L’attrice è nota ai più anche per le sue proteste ambientaliste e femministe, quindi è degna ambasciatrice del messaggio portato avanti da Conservation International.</p>



<p>Ho pensato che questa settimana fosse perfetta per parlarne, visto che domani è la<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.onuitalia.it/17-giugno-giornata-mondiale-contro-la-desertificazione/" target="_blank"> giornata internazionale contro la desertificazione</a> e la siccità, secondo il calendario ONU. Un problema che è direttamente connesso a quello della deforestazione.</p>



<p><strong>E qui lascio la parola a Diana per un suo approfondimento!</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>IL MIO STILE DI VITA ANTI DESERTIFICAZIONE E SICCITÀ</strong></h2>



<p><strong><em>Eccomi qui! Sono Diana e irrompo nell&#8217;articolo della nostra Silvia per qualche affondo sul tema di oggi.</em></strong></p>



<p>Clicca <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.un.org/en/observances/desertification-day" target="_blank">QUI</a></strong> per leggere la pagina dedicata a questa <strong>Giornata Internazionale sul sito web dell&#8217;ONU</strong> in inglese. Il tema di quest&#8217;anno è &#8220;<strong>Food, Feed, Fibres</strong>&#8220;, facendo riferimento a quanto la desertificazione e la siccità siano dovute al nostro stile di alimentazione, produzione industriale e tessile in particolare. Siamo tanti, troppi <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.dailymotion.com/video/x2dx1dq" target="_blank">secondo Jane Goodall</a>, la nota primatologa che ha studiato per anni gli scimpanzè in Africa. La nostra presenza massiccia sul pianeta, insieme con la crescita della richiesta di consumo di carne e di abbigliamento economico, spinge le poche grandissime multinazionali che monopolizzano la produzione di cibo e tessuti a politiche di sfruttamento del suolo e dei corsi d&#8217;acqua che distrugge le micro-economie locali dei Paesi emergenti (basate su micro attività agricole, oppure di pesca e allevamento), provocando <strong>salinizzazione dei suoli</strong> (attraverso l&#8217;uso massiccio di sostanze chimiche per sostenere l&#8217;agricoltura intensiva), <strong>erosione della parte fertile della terra</strong>, <strong>prosciugamento dei corsi d&#8217;acqua</strong> e riduzione delle risorse alimentari di fatto a disposizione delle popolazioni locali.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-medium"><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="282" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/06/aw_unccd_desertification_and_drought_day_logo_english_rgb-300x282.jpg" alt="" class="wp-image-26946"/></figure></div>



<p>Diciamo che <strong>molto probabilmente quello che abbiamo in dispensa in cucina oppure nell&#8217;armadio dei vestiti, con buona probabilità ha contribuito a questi fenomeni</strong>, anche se per noi sono lontani e praticamente inimmaginabili, per cui facciamo fatica a sentirci responsabili di questi fenomeni. In realtà li incoraggiamo ogni volta che acquistiamo qualcosa di cui non conosciamo la storia, e di cui non siamo sicuri che sia stato prodotto nel rispetto della Terra e delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>ABBIGLIAMENTO ETICO</strong></h2>



<p>Come possiamo farlo? Per abbigliamento ed accessori ti consiglio di cercare nel sito web &#8220;<a rel="noreferrer noopener" href="https://goodonyou.eco/" target="_blank">Good on You</a>&#8221; la marca che vuoi acquistare, e leggere la valutazione che gli esperti di questo sito hanno dato rispetto alla responsabilità sociale ed ambientale, e fare di conseguenza le tue scelte di acquisto.</p>



<p>Oltre a questo, puoi <strong>prendere nota del nome dell&#8217;azienda di cui vuoi acquistare qualcosa (PRIMA di fare l&#8217;acquisto!) e fare una ricerca sul web del loro sito internet per verificare chi sono, i loro valori, cosa producono e soprattutto COME producono</strong>: di solito le aziende impegnate nella tutela dell&#8217;ambiente e dei diritti dei lavoratori hanno un codice etico o una carta dei valori, da cui puoi trarre le tue conclusioni in merito al loro stile di produzione. fatto quetso lavoro una volta, fatto per sempre! Troverai i tuoi brand preferiti e poi ti affezionerai a loro. Per me è stato così. Puoi anche leggere <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.eticamente.net/45598/abbigliamento-etico-ecologico-e-sano-ecco-la-lista-delle-aziende.html?cn-reloaded=1" target="_blank">questo articolo</a></strong> dove trovi molti riferimenti a produttori di abbigliamento etico, e puoi fare una ricerca web mettendo nel tuo motore di ricerca &#8220;Abbigliamento etico&#8221;: scoprirai un mondo di persone dedite a creare vestiti rispettosi della tua salute e di quella della Terra!</p>



<p>Infine il mio invito a guardare <strong><a href="https://vimeo.com/ondemand/truecost/214851872" target="_blank" rel="noreferrer noopener">The True Cost</a></strong>: un film &#8211; documentario che ti racconta tutto quello che c&#8217;è dietro l&#8217;industria della Fast Fashion (leggi Zara, Mango, H&amp;M e simili), cioè produttori di vestiti a basso costo, il cui vero prezzo viene pagato dalla natura e dalle persone che producono quegli abiti senza tutela della propria salute&#8230; e spesso della propria stessa vita.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/06/the-true-cost-movie-1.jpg" alt="" class="wp-image-26949" width="500" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/06/the-true-cost-movie-1.jpg 1024w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/06/the-true-cost-movie-1-980x551.jpg 980w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/06/the-true-cost-movie-1-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>CIBO ETICO</strong></h2>



<p><strong>Per il cibo</strong>, ti consiglio di comprare più possibile a <strong>km 0</strong> (ai mercati rionali degli agricoltori della tua zona, per esempio), <strong>cibo non confezionato ma sfuso</strong> (in modo da evitare rifiuti di plastica, carta o altro, con conseguente risparmio per le risorse della Terra), se possibile <strong>biologico</strong> (il che significa che la Terra non è stata violentata per produrlo). Se devi proprio acquistare cibo confezionato, inizia a studiare le marche che vorresti comprare. Prendi nota del nome dle produttore, e vai a vedere su internet se ci sono articoli che parlano della loro condotta sociale ed ambientale, o se hanno un sito web dove dichiarano i propri impegni e le proprie azioi a difesa della natura e dei diritti dei lavoratori. Non trovi nulla? Valuta tu il da farsi. </p>



<p>Io nel tempo ho selezionato le mie marche preferite, e ho fatto questo lavoro una volta e poi mai più (devo dire che acquisto quasi tutto Biologico, andando presso due aziende agricole Bio: <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.castelcerreto.com/" target="_blank">Cascina Pelesa</a> (qui dietro casa mia a Castel Cerreto), e una a Calvenzano, in provincia di Bergamo (si chiama <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.google.com/maps/place/Az.+Agricola+vegeta/@45.4888724,9.6069858,16z/data=!4m13!1m7!3m6!1s0x47813630296e9021:0x16614613ca0b828!2sVia+Misano,+24040+Calvenzano+BG,+Italia!3b1!8m2!3d45.4903464!4d9.6038311!3m4!1s0x47813745541650a5:0xa0cec498fd052511!8m2!3d45.4874407!4d9.6144694?hl=it" target="_blank">Azienda Agricola Vegeta</a></strong>, in Via Misano, subito dopo la Cascina dei Frati). Qui compro la maggior parte della frutta e della verdura, tutto l&#8217;anno (quando mio papà ha l&#8217;orto attivo, d&#8217;estate, faccio la spesa da lui ovviamente!). E per tutto il resto vado da NaturaSì (pasta, riso, semi e cereali vari). Non ho bisogno di altro. Forse può anche essere utile rivalutare cosa compri, e vedere se proprio tutto quello che compri ti serve, o puoi farne a meno. Ti consiglio anche di leggere l&#8217;articolo apparso su Internazionale: <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2018/11/19/prezzo-occulto-cibo" target="_blank">Il prezzo occulto del cibo a basso costo</a></strong> per scoprire chi paga davvero il prezzo del cibo low cost che si trova nei supermercati (la risposta non ti farà piacere, un ulteriore invito alla tyua responsabilità ogni volta che scegli di dare i soldi a qualcuno).</p>



<p><strong><em>E ora&#8230; di nuovo la parola a Silvia! E&#8230; a Shailene Woodley. </em></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Shailene Woodley dà voce alla foresta</h2>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking: Shailene Woodley is Forest" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/LyzOq40rpwQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/04/The-Forest-Text-1-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26819"/></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Una voce saggia e antica</h2>



<p>Shailene Woodley ha 27 anni, e ma dà la voce ad un ambiente naturale che, invece, trasporta con sé un&#8217; <strong>antica saggezza </strong>che gli uomini hanno disimparato ad ascoltare. Fermiamoci per un secondo a pensare cosa sappiamo veramente sulla foresta, sui suoi abitanti, sugli alberi che le danno vita. Se cerchiamo in un vocabolario qualsiasi, la foresta viene definita come “<strong>insieme di piante arboree distribuite su una vasta superficie di terreno</strong>”. </p>



<p>Proseguendo nel nostro “ripasso” sulle foreste, una domanda spontanea potrebbe sorgere: “ok ho capito cosa sono le foreste, ma che differenza c’è con i boschi?”. E&#8217; una cosa che mi sono sempre chiesta anche io, a cui ho saputo rispondere solo recentemente grazie alle attività di Diana sul Forest coaching (clicca <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/forest-coaching-corso-gratuito-online-5-7-18/">qui </a>per saperne di più!), che mi hanno permesso di approfondire le mie conoscenze al riguardo. </p>



<p>Quindi, ho scoperto che bosco e foresta si distinguono essenzialmente in base all’estensione e al tipo di vegetazione. Il bosco è una superficie di terreno ricoperta da alberi d’alto fusto, la cui crescita è controllata dall’uomo per diverso scopi, sia commerciali che turistici. La foresta invece è un’area in cui gli <strong>alberi crescono spontaneamente, senza che l’uomo interferisca.</strong></p>



<p>Ho fatto questo discorso pseudo-didattico per introdurci al vero nocciolo della questione: siamo sicuri che le superfici ricoperte dalle foreste siano ancora così ampie come dice la definizione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La foresta oggi</h2>



<p><strong>Le foreste ricoprono quasi il 30% di tutta la superficie terrestre</strong>, quindi circa 153 milioni di kmq. Considerando che negli ultimi 30 anni sono stati persi, causa deforestazione, 129 milioni di ettari (equivalenti a 1290000 kmq) significa che quasi l’1% delle foreste totali non esiste più. Si potrebbe pensare che sia un numero molto esiguo, alla fine 1% può non sembrare un valore allarmante. Invece dovrebbe spaventarti perché è stato raggiunto in poco meno di 30 anni, con una rapidità pazzesca se si pensa ai valori della prima metà del secolo scorso.</p>



<p>Secondo gli ultimi <a href="https://www.conservation.org/priorities/forests">dati</a> riportati da Conservation International ogni anno nel mondo si perdono 8 milioni di ettari di foreste tropicali, equivalenti allo stato del North Carolina, per intenderci, un’area paragonabile a tutto il nord Italia più la Toscana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché tutto ciò accade</h2>



<p>Nella sua storia, l’uomo ha sempre <strong>sfruttato gli alberi come fonte</strong> da cui trarre legname per l’edilizia, per il riscaldamento o per la costruzione di mezzi di trasporto. Quello che è cambiato negli ultimi 50 anni è l’intensità di questo sfruttamento, e la totale <strong>assenza di strategie di riqualificazione</strong> delle aree disboscate per permetterne la ricrescita, il ripopolamento da parte della natura. </p>



<p>Semplicemente si è proseguiti nel continuo abbattimento di aree verdi senza pensare alle conseguenze. Tipico errore dell’ultima evoluzione dell&#8217;uomo: <strong>da homo sapiens sapiens a homo consumistis</strong> (sperando di aver azzeccato la declinazione latina).&nbsp;</p>



<p>La principale causa della deforestazione è da imputarsi all’agricoltura. Infatti, citando <a rel="noreferrer noopener" href="https://blog.conservation.org/2016/10/in-palm-oil-liberia-sees-economic-boom-but-forests-may-lose/?_ga=2.89783515.1359446269.1540032764-1303613097.1539771182" target="_blank">questo articolo </a>, l’80% degli eventi di disboscamento è dovuto all’<strong>espansione non sostenibile dei terreni destinati alle colture intensive</strong>. Un esempio molto noto, che ha fatto molta presa anche sui media fino a poco tempo fa, è quello delle <strong>palme da olio</strong>. </p>



<p>Paradossalmente, lo “scandalo” (se così può essere chiamato) sull’olio di palma è nato intorno ad una presunta tossicità del suddetto olio per la nostra salute. In realtà il nocciolo della questione era tutt’altro. Il problema dell’uso diffusissimo di questo prodotto nell’industria alimentare sta avendo un <strong>serio impatto ecologico sulle foreste pluviali </strong>di tutto il mondo.</p>



<p>Un esempio è l’isola di Sumatra, un tempo una foresta galleggiante nell’oceano indiano, adesso dilaniata dalla furia umana, che negli ultimi vent’anni ha causato la perdita di milioni di ettari di alberi, con non pochi effetti sulla biodiversità dell’isola.&nbsp; A farne le spese sono specie simbolo dell’isola e della sua varietà zoologica, tigri ed oranghi, specie considerate dal <a href="https://www.wwf.it/orango/">WWF</a> ad altissimo rischio di estinzione. Volevo condividere con voi <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iv5jsSkJqbA">questo video-denuncia</a> di Greenpeace, in cui in modo diretto, oserei dire crudo, fanno capire quanto il mondo consumista, con i suoi vizi e il suo egoismo, sia l’artefice della morte di milioni di animali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un po’ di chiarezza</h2>



<p><strong>L’olio di palma</strong> è un acido grasso insaturo di origine naturale, usato nell’industria alimentare come additivo. Viste le sue proprietà organolettiche, oltre che per l’economicità della sua produzione, negli ultimi <strong>50 anni è diventato il perfetto sostituto di altri acidi grassi</strong>. Come tutti gli acidi grassi saturi, una sua eccessiva assunzione può avere effetti dannosi sulla salute, soprattutto a livello cardiovascolare, potendo far aumentare i livelli di colesterolo e di conseguenza i rischi di ammalarsi di aterosclerosi. </p>



<p>Tuttavia, come  molte meta-analisi scientifiche hanno dimostrato, <strong>non esiste una specifica tossicità dell’olio di palma per l’uomo</strong>. I suoi effetti negativi sulla salute sono quelli che si conoscono da sempre. Come si legge in questo <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2481_allegato.pdf" target="_blank">documento </a>del 2016 del ISS.</p>



<p>Quindi, appurato che <strong>l’olio di palma non ha effetti sulla salute</strong>, lo stesso, purtroppo non si può dire <strong>per la salute del pianet</strong>a. Infatti l’aumento esponenziale della richiesta industriale di olio di palma ha portato, ad una crescita insostenibile del tasso di disboscamento. L’effetto si vede soprattutto in quei paesi in via di sviluppo, <strong>la cui unica fonte di entrate sono le foreste naturali che possono essere sfruttate dagli investitori stranieri</strong>, pronti a pagare molti soldi pur di piantare palme da olio. A discapito della flora e della fauna locali. </p>



<p>Un esempio è la Liberia, paese dell’Africa occidentale, le cui foreste sono resistite alla minaccia degli abbattimenti rispetto a quelle dei paesi confinanti.<br></p>



<p>Ma la loro esistenza potrebbe non essere più garantita per il futuro. Il governo liberiano vede nello sviluppo del commercio di olio di palma una grande opportunità per la propria <strong>crescita economica</strong>, a <strong>svantaggio delle foreste</strong>. Infatti, oltre ad essere un polmone della Terra, a livello locale risultano importanti per la biodiversità, per il potenziale ecoturistico e per ricavare prodotti di falegnameria (fonte <a href="https://blog.conservation.org/2016/10/in-palm-oil-liberia-sees-economic-boom-but-forests-may-lose/?_ga=2.89783515.1359446269.1540032764-1303613097.1539771182">qui</a>).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conseguenze della deforestazione</h2>



<p><strong>La Terra è un pianeta la cui sopravvivenza è basata su equilibri dinamici tra i numerosi ecosistemi esistenti</strong>, che sono, allo stesso tempo, estremamente sensibili. Anche il più leggero spostamento verso uno o l&#8217;altro estremo, rischia di avere effetti disastrosi.<br>La perdita dell’1% delle foreste esistenti ne è un esempio.</p>



<p>La deforestazione è infatti uno dei principali motivi dell’aumento delle temperature dell’atmosfera terrestre, e di conseguenza, del cambiamento climatico.</p>



<p>Per chi non lo sapesse infatti, il terreno dove le piante penetrano con le loro radici, è uno dei grandi serbatoi di carbonio terrestri. Sul suolo si depositano i residui organici derivati dalla morte degli animali o dei vegetali, permettendo così l’accumulo di carbonio che può essere sfruttato come fonte di energia dagli organismi che vivono nel suolo.<br></p>



<p>Di <strong>fatto nel terreno si stabilisce un equilibrio tra quantità di carbonio trattenuto e carbonio emesso</strong>, che negli ultimi anni ha subito un netto spostamento verso la seconda condizione. E&#8217; così che le foreste sono diventate degli emettitori di carbonio nella sua forma bi-ossidata: la CO<sub>2</sub>.</p>



<p>Secondo uno <a href="https://www.focus.it/ambiente/ecologia/foreste-tropicali-da-serbatoi-a-emettitori-di-co2">studio pubblicato</a> su Science e riportato da Focus, le regioni verdi dei tropici emettono più anidride carbonica in un anno di quanto non facciano i mezzi su strada degli Stati Uniti.</p>



<p>All’origine di tutto questo, si trova in primis la cosiddetta tecnica del “taglia e brucia” che implica l’appiccamento volontario di incendi su aree delimitate, per renderle fertili con la cenere generata dalle piante tropicali “sacrificate” per questo scopo. Inoltre, il disboscamento determina anche lo sradicamento degli alberi dal suolo, portando <strong>quindi tutto il contenuto di quest’ultimo all’aria aperta, anidride carbonica inclusa</strong>.</p>



<p>Ora, se consideriamo il fatto che deforestazione significa eliminazione di alberi, che notoriamente sono gli organismi viventi in grado di convertire la CO2 in O2 respirabile, <strong>si sta creando una situazione altamente disequilibrata</strong>, poiché la produzione di CO2 aumenta, ma il numero di alberi no.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La soluzione la natura ce l’ha data</h2>



<p>La specie umana è composta, in parte, da individui a cui può non importare molto del mondo in cui vivono, ma alla maggioranza, in realtà, importa eccome. Numerosi scienziati stanno cercando da anni <strong>nuove tecnologie per limitare le emissioni di CO2</strong>.Molte funzionano e sono già in uso (un esempio a caso: le auto elettriche).</p>



<p>Però ci dimentichiamo che <strong>la soluzione spesso va cercata nelle cose semplici</strong>, senza stare a fare calcoli matematici complicati. A volte può capitare che la nostra intelligenza sia sopravvalutata, e questo ci fa allontanare dalla fonte delle soluzioni, che frequentemente si rivela essere proprio la natura. Come già detto, le foreste tropicali sono note per essere delle efficienti sequestratrici di anidride carbonica. Quindi,<strong> applicando dei piani di riforestazione e agricoltura sostenibile,</strong> si potrebbero ristabilire gli equilibri necessari a riportare i vari ecosistemi in una situazione di normalità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cominciamo ad agire</h2>



<p>Un esempio è la Cina ,che nonostante sia considerata una delle nazioni più inquinanti, ha preso sul serio il suo impegno di ridurre le emissioni. La Cina è promotrice di un&#8217; <strong>intensiva campagna di ripopolamento boschivo per il quali sono stati investiti milioni di dollari</strong> negli ultimi 7 anni. Dal 2013 ad oggi, il governo cinese ha ricreato più <a href="https://www.focus.it/ambiente/ecologia/cina-foreste-area-grande-italia">di 300000 kmq di foreste</a>, una superficie grande quanto l’Italia.</p>



<p>Nel dicembre del 2015, è stato firmato da 195 paesi l’accordo di Parigi. Nel trattato è previsto anche il cosiddetto piano REDD+ (Reduced Emissions from Deforestation and Forest Degradation), un piano d’azione da seguire per preservare, proteggere e ripopolare le aree verdi in tutto il mondo.</p>



<p>Forse, prendendo ispirazione dalla Cina, potremmo presto vedere il tasso di deforestazione abbassarsi per la prima volta dal suo inizio massivo con la rivoluzione industriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La foresta comunica</h2>



<p>L’ultima parte di questo lungo articolo ( non sono riuscita a trattenermi!) vorrei che fosse un po’ meno ecologista e un po’ più biofilica (ricordi la biofilia? Ne parlavo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/biofilia-lamore-per-la-natura-e-nel-nostro-dna/">qui</a>). Perciò ho deciso di parlarvi degli studi di Suzanne Simard, una docente di ecologia forestale all’Università della British Columbia, famosa per i suoi studi sulla comunicazione tra gli alberi.</p>



<p>Lei ha scoperto infatti come alcune specie di alberi creano una rete di comunicazione sotterranea, formata dalla micorrize (associazione di radici e funghi microscopici). Grazie ad esse possono comunicare e  scambiarsi sostanze organiche e non, così da fornire nutrimento a quegli alberi che sono sprovvisti di tal molecole. Sotto agli alberi che sono più ricchi di questi elementi, si creano dei nodi di micorrize più grandi, che prolungandosi, ampliano la rete di comunicazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mother trees</h2>



<p>Questi alberi vengono chiamati dalla <strong>Simard “alberi madre”.</strong> Gli alberi madre permettono a quelli più piccoli, o deboli di sopravvivere e, sacrificando le loro energie, creano lo spazio per far nascere nuove piante. Se gli alberi madre muoiono, o vengono sradicati, inviano dei segnali agli alberi figli su come “imparare” a ricreare questa rete per la sopravvivenza. Trasmettono letteralmente la saggezza ai propri “figli”. Ma se a morire sono tanti alberi madre, beh, il sistema crolla.</p>



<p>La Simard lo dice chiaramente nel suo Ted Talk&nbsp; (che potete vedere cliccando <a href="https://www.ted.com/talks/suzanne_simard_how_trees_talk_to_each_other/transcript?source=tumblr&amp;language=it">qui</a>), e con questo concludo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Un eccessivo disboscamento colpisce i cicli idrogeologici, degrada gli habitat della fauna selvatica ed emette gas serra,</em> <em>creando ulteriore disturbo e moria di alberi. </em><br><br><em>Tuttavia, il prelievo di uno o due “alberi madre” da una</em> <em>foresta, è tollerabile ma non bisogna oltrepassare il limite</em>.  G<em>li alberi madre  sono come dei perni in un aeroplano.</em></p><p><em>Togliendone uno o due, l’aeroplano continuerà a volare, ma eliminandone troppi, come quelli che tengono le ali al loro posto, l’intero sistema crollerebbe.</em></p></blockquote>



<p>Simard afferma che non è necessario abolire il taglio degli alberi ma bisogna salvarne il lascito, affinché attraverso le reti, il legno, i geni, possano trasmettere la loro saggezza alle successive generazioni di alberi.</p>



<p>Quando pensiamo alle foreste, adesso sappiamo che non sono semplicemente un insieme di alberi ma sistemi complessi capaci di un enorme potere di auto-guarigione.</p>



<p>Riflettendoci, è come se sradicando un albero ne stessimo eliminando un’intera stirpe.</p>



<p>Vi lascio con una domanda:<br></p>



<p>Vogliamo veramente che la nostra generazione venga ricordata come la distruttrice del pianeta?</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-foresta-vuole-essere-ascoltata/">NATURE IS SPEAKING: il messaggio della foresta per la giornata mondiale contro la desertificazione</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: La voce degli oceani</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-voce-degli-oceani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza primitiva]]></category>
		<category><![CDATA[ispirazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[nature is speaking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un altro articolo dedicato alla serie di video Nature is Speaking. L'oceano, con la voce di Harrison Ford, dà una lezione agli uomini, che considerano il mare come la loro pattumiera. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-voce-degli-oceani/">NATURE IS SPEAKING: La voce degli oceani</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi, 8 giugno, come ogni anno si festeggia la giornata internazionale degli oceani. Perciò credo che non ci sia momento migliore per parlarvi del video di <em>Nature is speaking </em>in cui a prendere la <strong>parola è proprio l’oceano</strong>, con la voce di Harrison Ford.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Harrison Ford is The Ocean | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/rM6txLtoaoc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="341" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/04/Ocean-Text-1-341x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26812" /></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Oceani e mari da salvare</strong></h2>



<p>Il titolo di questo mini-paragrafo è ispirato alla campagna di Sky “<strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://tg24.sky.it/ambiente/sky-un-mare-da-salvare.html" target="_blank">Un mare da salvare</a></strong>”, partita all’inizio del 2017 con lo scopo di sensibilizzare sulla salvaguardia dei mari e sulle <strong>conseguenze</strong> provocate dalla <strong>plastica</strong> sull’ecosistema marino, e anche sulle nostre vite. Secondo <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.unenvironment.org/" target="_blank">l’UNEP </a>(United Nations Environment Programme) ogni anno finiscono nelle acque di tutto il mondo <strong>8 milioni di tonnellate di plastica</strong>, e molti sostengono che, se questo ritmo non diminuirà, nel 2050 nei mari ci sarà <strong>più plastica che pesce</strong>. </p>



<p>Uno scenario apocalittico. La quantità di plastica negli oceani è tale che si sono formate delle vere e proprie <strong>isole di rifiuti di plastica</strong>, le cosiddette <em>Garbage Patch</em> e la più grande si trova nell’oceano Pacifico (la cosiddetta <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.youtube.com/watch?v=vrPBYS5zzF8" target="_blank">Pacific Garbage Patch</a>)  e la sua crescita non sembra fermarsi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non riguarda solo noi</strong></h2>



<p>L’oceano è <strong>l’elemento fondamentale</strong> del grande mondo che è l’ecosistema marino. Se immaginiamo l’ecosistema come una casa, l’oceano è il suo <strong>muro portante</strong>, se crepato rischia di cadere, e con lui tutta la casa. Un ecosistema è basato sull’ equilibrio dinamico tra le comunità che lo popolano, che interagiscono reciprocamente scambiandosi energia.<br><br>Se anche solo un piccolo elemento di questo delicato equilibrio venisse a mancare, tutto <strong>l’ecosistema ne risentirebbe</strong>.</p>



<p>Quindi immaginate gli effetti che potrebbe avere se l’elemento danneggiato fosse quello più importante. I primi a scontarne i danni sono proprio gli abitanti dell’ecosistema<strong>. Pesci, alghe, coralli, delfini, tartarughe</strong>, tutti loro stanno già pagando per la nostra inciviltà, ingerendo quantità di plastica scambiate per cibo, muoiono per soffocamento o per intossicazione. Di fatto gli oceani sono i più grandi ecosistemi acquei, la cui ricchezza deriva proprio dalla diversità delle specie che lo abitano. </p>



<p>Cosa succederebbe se tutti gli animali che vivono lì, no ci fossero più? Sarebbe solo un enorme bacino d’acqua senza vita, senza uno scopo. Ma finché questo non ci tocca direttamente, non dovremmo preoccuparcene, no?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando i pesci non sono considerati animali</strong></h2>



<p>Mi è spesso capitato di parlare con persone che si professavano <strong>vegetariane</strong>, ma tuttavia l’unica carne che non mangiavano era quella dei mammiferi, ai pesci non rinunciavano, <strong>come se non fossero animali</strong>. Probabilmente a queste persone faceva più tenerezza e impressione immaginarsi un capretto ucciso piuttosto che un pesciolino agonizzante su un barcone di pescatori. Ma <strong>i pesci</strong>, come tutti gli esseri viventi, <strong>soffrono</strong> quando sono prelevati brutalmente della loro vita, ma noi siamo <strong>troppo distanti dal loro mondo subacqueo</strong> per rendercene conto.</p>



<p>Eppure, la scienza negli ultimi decenni ha approfondito notevolmente le nostre conoscenze sugli abitanti del mare, venendo a scoprire anche i modi con cui i pesci hanno modo di comunicare tra loro, e anche che rilasciano ormoni dello stress e della paura, proprio come noi. Ma <strong>l’industria ittica </strong>è ancora lontana da capirlo, e continua a operare indiscriminatamente nei mari, pescando anche con tecniche vietate dalla legge o in <strong>periodi in cui la pesca è vietata.</strong> </p>



<p>Secondo quanto riportato dal sito <strong>di AnimalEquality,</strong> un’associazione autrice di un <a href="https://www.youtube.com/watch?v=-MXzQ_YyUvI">crudo reportage</a> sul trattamento dei pesci nei mari italiani, i pesci sono gli esseri viventi che muoiono in maggiori quantità a causa dell’uomo. Se il mercato del pesce non si renderà conto del danno che sta provocando al mare italiano, nel <strong>2048 il mediterraneo potrebbe diventare deserto</strong>, un mare silenzioso. Stiamo parlando di un evento che potrebbe verificarsi tra soli 30 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il paradosso</strong></h2>



<p>La cosa che mi stupisce di più è che si è iniziato a parlare di plastica negli oceani solo nel 2018! Quando ormai la situazione è <strong>insostenibile</strong>. Abbiamo inquinato i nostri mari per decenni, senza porci mai delle domande sulle <strong>conseguenze</strong> dei nostri gesti. Adesso il problema terrorizza tutti, perché con la scoperta che le <strong>microplastiche</strong> permangono nel corpo dei pesci che noi mangiamo, tutti sono a rischio.</p>



<p>Prima o poi avremmo dovuto pagare per le nostre azioni. A pensarci bene, non è un <strong>paradosso</strong> che noi peschiamo pesci di cui ci <strong>nutriamo</strong> dallo stesso mare o oceano che abbiamo contribuito ad <strong>inquinare</strong>?</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Mi avvelenano, poi si aspettano che gli dia da mangiare</em>.</p></blockquote>



<p>Questo ci dice l’oceano nel video. Come dargli torto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Siamo parte di questo mondo</h2>



<p>Ecco, forse è proprio questo nostro considerarci <strong>intoccabili</strong> che ci sarà fatale. Perché noi <strong>non siamo diversi</strong> dagli altri animali, facciamo parte anche noi <strong>dell’ecosistema</strong> e qualsiasi sua alterazione, provoca degli effetti a catena con cui, prima o poi, dovremo avere a che fare. &nbsp;</p>



<p>Facciamo un semplice ragionamento. Abbiamo gettato nei mari e negli oceani ogni tipo di scarto, considerandoli come dei cestini della spazzatura. Questi scarti nei decenni, si sono degradati fino a diventare, malauguratamente, cibo per pesci. Noi quei pesci ce li siamo mangiati, e continuiamo a farlo, mettendo a rischio la nostra stessa salute. Ecco, il <strong>cerchio</strong> <strong>che si chiude</strong>. Noi danneggiamo la natura, e lei ci ritorna quello che le diamo. <br></p>



<p><strong>“Tutto ciò che dai, poi torna indietro”</strong> dice il karma, e secondo me in questo caso ci ha azzeccato in pieno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cambiare rotta</strong></h2>



<p>Quando dico che possiamo <strong>fare qualcosa</strong> per non peggiorare la situazione, non intendo dire che dobbiamo diventare degli attivisti e cominciare a partecipare a qualsiasi tipo di iniziativa per sentirci meno in colpa. Ad esempio, so di belle iniziative organizzate da enti come Legambiente che ti permettono di passare una settimana o due al mare, periodo durante il quale ti offri come volontario per pulire le spiagge. Ma se non puoi parteciparci per altri motivi, o anche non vuoi andarci, <strong>non è detto che non puoi fare niente</strong>.</p>



<p>L&#8217;estate scorsa ero al mare, e mentre ero in acqua ho visto che c’erano diversi tappi di bottiglia che mi galleggiavano intorno. Dopo un breve <strong>momento di rabbia</strong> per aver visto il mio amato mare sporcato da qualche maleducato, ho raccolto i tappi e sono andata a buttarli nell’apposito cestino.</p>



<p>Io non ho mai partecipato a iniziative come quelle sopracitate, ma questo non mi fa sentire meno attiva nella battaglia contro l’inquinamento dei mari. Questo intendo quando, anche negli articoli precedenti, dico che è <strong>necessario agire</strong>.</p>



<p>Credo che nella vita di tutti i giorni, anche se non viviamo al mare, possiamo fare qualcosa per salvarlo. Vi lascio scritti qui sotto 3 semplici consigli che io pratico quotidianamente. Ne trovato altri nel mio articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/young-green-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Young and Green</a>!<br>Poi ditemi se vi sono stati utili e soprattutto datemene voi degli altri! ?<br></p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>Non usare più prodotti usa e getta</li><li>Seguire il principio delle 3 R per i vestiti: reindossare, riutilizzare, riciclare</li><li>Se vedo qualcuno che getta qualcosa per terra o non lo getta nel cestino giusto, glielo faccio notare (gentilmente)</li></ol>



<p></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Leggi gli ultimi articoli:</h3>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-madre-natura-chiama-risponderai/">NATURE IS SPEAKING: Madre Natura chiama, risponderai?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/intelligenza-collettiva-risorse-gratuite-di-benessere-e-cura-di-se/">NATURE IS SPEAKING: La forza dei fiori</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/ritroviamoci-nel-labirinto/">Ritroviamoci nel labirinto</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/cosa-e-terrapsychology-terrapsicologia/">Cosa è “Terrapsychology” (Terrapsicologia)?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/virus-homo-biomimicry-virus-ed-esseri-umani/">Homo Virus: biomimicry, virus ed esseri umani</a></li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-voce-degli-oceani/">NATURE IS SPEAKING: La voce degli oceani</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
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		<title>NATURE IS SPEAKING: La forza dei fiori.</title>
		<link>https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Silvia Arba]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia e Biofilia]]></category>
		<category><![CDATA[Nature is speaking]]></category>
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		<category><![CDATA[natura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuovo articolo dedicato ai video di Nature is Speaking. Lupita Nyong'o è il fiore, elemento naturale tanto piccolo quanto essenziale per la vita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/">NATURE IS SPEAKING: La forza dei fiori.</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Lupita Nyong’o è il Fiore</h2>



<p>Se dovessi immaginare un <strong>fiore parlante</strong>, avrebbe la voce di una donna, sicura di sé, vanitosa, consapevole che chiunque cadrebbe ai suoi piedi.      Nel video di Nature is speaking è <strong>Lupita Nyong’o</strong>, la bella attrice keniota, a dar <strong>voce al fiore</strong>, un elemento immancabile per la <strong>vita</strong> sulla Terra.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/lupita-2-855x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26926" width="300" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/lupita-2-855x1024.jpg 855w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/lupita-2-480x575.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 855px, 100vw" /><figcaption>Origine della Foto: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.forbes.com/sites/rachelkramerbussel/2019/04/24/lupita-nyongo-sulwe-childrens-book-colorism/" target="_blank">Forbes</a>.</figcaption></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">I fiori nelle nostre vite</h2>



<p>I fiori ci <strong>accompagnano</strong> nella nostra vita quotidiana da sempre. Ci aiutano nelle nostre relazioni sociali, dandoci man forte quando dobbiamo mandare un <strong>messaggio</strong> che non avremo mai il coraggio di dare a voce. <strong>Un ti amo, un mi dispiace.</strong> Siamo umani, e spesso ci facciamo prendere dalla paura o dall’orgoglio. I fiori ci danno la loro <strong>audacia</strong>. Li usiamo per abbellire le nostre case, rendendole così più vivibili, e noi ci prendiamo <strong>cura di loro</strong>, proteggendoli dalla pioggia battente e dando loro l’acqua necessaria per sopravvivere (quando sono fortunati e si trovano nella casa di un pollice verde).</p>



<p>Quando pensiamo ai fiori, <strong>quali ci vengono in mente</strong>? Gerani, orchidee, calle, peonie. Tutti fiori da arredamento. Ma in realtà i fiori sono più di semplici soprammobili.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Nature Is Speaking – Lupita Nyong&#039;o is Flower | Conservation International (CI)" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/0_OxI2JZex4?start=22&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe> 
</div></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="410" height="1024" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/04/Flower-Text-410x1024.jpg" alt="" class="wp-image-26800"/></figure></div>



<h2 class="wp-block-heading">Cos’è veramente un fiore?</h2>



<p>Ripassiamo un po’ di <strong>botanica</strong>. Il fiore è scientificamente inteso come <strong>l’organo riproduttivo</strong> di quelle piante facenti parte della divisione delle Angiosperme, che letteralmente significa “<strong>piante che si riproducono grazie ai fiori</strong>”, e rappresentano le piante più evolute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non siamo così diversi da loro</h2>



<p>Probabilmente siamo più abituati a paragonarci agli animali piuttosto che ai fiori. Ma in realtà, <strong>abbiamo qualcosa in comune</strong>, dopotutto deriviamo dallo stesso progenitore ancestrale (sto parlando del Last Unknown Common Ancestor, cioè <strong>LUCA</strong>, di cui ho già accennato in un precedente articolo che potete leggere <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/biofilia-lamore-per-la-natura-e-nel-nostro-dna/">qui</a>). Infatti, i fiori <strong>si riproducono in maniera sessuata</strong>, proprio come noi umani. Ci sono fiori che possono avere solo organi <strong>maschili</strong>, noti come stami, altri solo <strong>femminili</strong>, i pistilli, oppure ci sono fiori <strong>ermafroditi</strong> che li possiedono entrambi contemporaneamente. La fecondazione avviene quando i gameti maschili, contenuti nel <strong>polline</strong>, raggiungono quelli femminili, gli <strong>ovuli</strong>, che si trovano nel <strong>gineceo</strong>.</p>



<p>In questa immagina l&#8217;artista gioca appunto con la somiglianza fra organi riproduttivi vegetali e umani, e più sotto trovi anche immagini scientifiche che li ritraggono in dettaglio.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/angiosperme-organi-riproduttivi-femminili.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="819" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/angiosperme-organi-riproduttivi-femminili.jpg" alt="" data-id="26930" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/angiosperme-organi-riproduttivi-femminili/" class="wp-image-26930" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/angiosperme-organi-riproduttivi-femminili.jpg 640w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/angiosperme-organi-riproduttivi-femminili-480x614.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 640px, 100vw" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-feminine-sticker-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="564" height="564" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-feminine-sticker-1.jpg" alt="" data-id="26931" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/flower-feminine-sticker-1/" class="wp-image-26931" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-feminine-sticker-1.jpg 564w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-feminine-sticker-1-480x480.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 564px, 100vw" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-uterus-2-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="842" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-uterus-2-1.jpg" alt="" data-id="26932" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/flower-uterus-2-1/" class="wp-image-26932" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-uterus-2-1.jpg 800w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/flower-uterus-2-1-480x505.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 800px, 100vw" /></a></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-Reproduction.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="467" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-Reproduction.jpg" alt="" data-id="26933" data-full-url="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-Reproduction.jpg" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-reproduction/" class="wp-image-26933" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-Reproduction.jpg 700w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/pollen-pollination-flowering-plants-anther-transfer-Reproduction-480x320.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 700px, 100vw" /></a></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Fonti delle immagini, a partire da quella in alto a sinistra e procedendo in senso orario: <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.reddit.com/r/exchristian/comments/69m8s5/remember_just_because_the_human_female/" target="_blank">Foto in alto a sinistra</a>, <a href="https://heyemilydee.shop/collections/stickers/products/lady-parts-sticker" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Foto in alto al centro</a>, <a href="https://codexanatomy.com/products/uterus-anatomy-floral-watercolor-white" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Foto in alto a destra</a>, <a href="https://www.britannica.com/science/ovary-plant" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Foto grande centrale</a>.</figcaption></figure>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>Ma sapete da chi dipendono i fiori per riprodursi? </p><p><strong>Dall’ambiente</strong> stesso in cui si trovano.</p><p>L’incontro tra polline e ovulo, avviene grazie al vento, o agli insetti, o anche dell’uomo, che del tutto casualmente permettono lo sviluppo di <strong>nuovi semi</strong>, che spargendosi, daranno <strong>origine ad altri fiori.</strong></p></blockquote>



<p>La natura è fantastica non credete anche voi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sappiamo fin da piccoli…</h2>



<p>Quindi i fiori sono <strong>molto di più</strong>. Lo diceva anche una vecchia canzoncina per bambini, col testo di Gianni Rodari: “<strong>ci vuole un fiore per fare un tavolo</strong>”. Perché? Beh, perché…</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-left is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Per fare il tavolo, ci vuole il legno<br>per fare il legno ci vuole l’albero<br>per fare l’albero ci vuole il seme<br>per fare il seme ci vuole il frutto<br>per fare il frutto ci vuole un fiore<br>per fare un tavolo ci vuole un fiore</em></p></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Una curiosità sui fiori</h2>



<p>Sappiamo bene che la <strong>natura non lascia mai niente al caso</strong>. E noi uomini siamo bravi a studiare questa apparente casualità, individuandone le leggi e le interazioni che la regolano. Non è un caso infatti, <strong>che i fiori abbiano spesso le medesime strutture e forme geometriche</strong>, o lo stesso numero di petali. La maggior parte dei fiori ha 3 petali (come gigli e iris), 5 petali (ranuncoli, rose canine, plumeria), oppure 8, 13 (alcune margherite), 21 (cicoria), 34, 55 o 89 petali. </p>



<p><strong>Questi numeri non sono casuali</strong>, ma sono <strong>gli stessi che ritroviamo nella serie di Fibonacci</strong>, dove ciascun numero equivale alla somma dei due precedenti. Alla base di queste geometrie ci sono dei <strong>precisi pattern molecolari e cellulari</strong> che regolano non solo il numero dei petali, ma anche delle infiorescenze di alcuni fiori, come girasoli o margherite. Se volete approfondire questo aspetto “matematico” della biologia, sul database “<a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed">PubMed</a>” ci sono diversi articoli scientifici che parlano di questi meccanismi, molti sono a pagamento, ma se siete degli studenti universitari potete farvi accesso <strong>gratuitamente.</strong></p>



<p>Nell&#8217;immagine qui sotto vedi appunto la <strong>sequenza di Fibonacci</strong> e una pianta che la rappresenta geometricamente.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="458" height="366" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/fibonacci_polimi.jpg" alt="" data-id="26936" data-full-url="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/fibonacci_polimi.jpg" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/fibonacci_polimi/" class="wp-image-26936" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/fibonacci_polimi.jpg 458w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/fibonacci_polimi-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 458px) 100vw, 458px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Fibonacci-1024x575.jpg" alt="" data-id="26937" data-full-url="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Fibonacci.jpg" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/fibonacci/" class="wp-image-26937" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Fibonacci-1024x575.jpg 1024w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Fibonacci-980x551.jpg 980w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/Fibonacci-480x270.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="623" height="716" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/PascalFibonacci.svg_.png" alt="" data-id="26938" data-full-url="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/PascalFibonacci.svg_.png" data-link="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/pascalfibonacci-svg_/" class="wp-image-26938" srcset="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/PascalFibonacci.svg_.png 623w, https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2020/05/PascalFibonacci.svg_-480x552.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 623px, 100vw" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Fonti delle immagini: <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.1001storia.polimi.it/meusGEN/meuslive.php?projectid=1474&amp;pageid=37738&amp;navigation=long&amp;language=it-it&amp;template=policultura&amp;device=dynamic_html&amp;public=1" target="_blank">Immagine a sinistra</a> (Politecnico di Milano), <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.wired.it/play/cultura/2017/11/23/fibonacci-day-numeri/" target="_blank">immagine al centro</a> (Rivista Wired), <a rel="noreferrer noopener" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Successione_di_Fibonacci" target="_blank">immagine a destra</a> (Wikipedia).</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I fiori sono vita</h2>



<p>Ci pensiamo mai al fatto che <strong>senza i fiori</strong> non avremmo <strong>niente</strong> di tutto ciò che possediamo oggi?<br>La frutta, la verdura, tutti gli alimenti di origine vegetale derivano da un fragile, ma potentissimo, elemento vivente. Soltanto che siamo più abituati a vedere i frutti del fiore, piuttosto che il fiore stesso. In effetti noi stessi siamo a volte più presi a <strong>vedere il risultato, piuttosto che ad apprezzare la fatica fatta per ottenerlo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l’ho capito?</h2>



<p>L’anno scorso sono stata in Sardegna in <strong>primavera</strong>, forse la stagione più bella per vedere il <strong>verde</strong> che quell’isola possiede, in estate tanto martoriata dagli incendi. <strong>Passeggiando</strong> per la campagna, le mie zie, che fieramente portano avanti il lavoro delle contadine, mi hanno fatto conoscere <strong>moltissimi fiori</strong> di piante, di cui normalmente non si ha idea di come siano i fiori, perché di loro conosci solo i frutti. Quello che mi ha sorpreso è il <strong>melo</strong>: la bellezza dei suoi fiori è spesso offuscata da quelli dell’arancio.<br><br> I suoi fiori sono <strong>bellissimi</strong>, bianchi, di una <strong>semplicità</strong> disarmante. Ancora più disarmante è pensare al processo biologico che li ha <strong>generati</strong>, e quello che seguirà per la nascita del frutto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto costa un fiore?</h2>



<p>La fioritura e la nascita del frutto sono due <strong>fasi estremamente costose</strong> in termini energetici per la vita di una pianta. <strong>L’energia</strong> necessaria per questi processi viene ottenuta dall’ambiente che le circonda.</p>



<p>Cosa succederebbe se, tra qualche anno, questo <strong>ambiente</strong> diventasse <strong>inadatto</strong> alla vita degli alberi? Se improvvisamente <strong>non</strong> ci fosse <strong>più</strong> abbastanza <strong>acqua</strong> per dissetarli tutti? Se ci fosse <strong>troppa CO<sub>2</sub></strong><sub>,</sub> e le piante non riuscissero più a convertire in O<sub>2 </sub>perché sature? Gli alberi non fiorirebbero più. Senza fiori, non ci sarebbero i frutti. Senza i frutti, niente energia per noi.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Le persone sottovalutano il potere di un piccolo fiore. Ma la loro vita comincia con me, e potrebbe finire senza di me</em>.</p><cite>Dal video di Nature is Speaking &#8220;<a rel="noreferrer noopener" href="https://youtu.be/0_OxI2JZex4" target="_blank"><strong>Lupita Nyong&#8217;O is </strong></a><a href="https://youtu.be/0_OxI2JZex4" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>T</strong></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://youtu.be/0_OxI2JZex4" target="_blank"><strong>he Flower</strong></a>&#8220;.</cite></blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">I fiori invisibili</h2>



<p>Noi uomini abbiamo preso una strada pericolosa, quella dello <strong>sfruttamento incosciente</strong> del Terra, come se fosse nostra, dimenticando che siamo vitalmente legati a Lei.</p>



<p>Fermiamoci a pensare <strong>alla fatica</strong> che un albero ha messo per <strong>la generazione di un fiore</strong>, e poi del suo frutto. Non è tanto lontana dalla fatica che noi uomini facciamo quando vogliamo avere un figlio.</p>



<p>Chi siamo noi per <strong>togliere</strong> alle piante ciò di cui hanno bisogno per vivere e riprodursi?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nostro ruolo</h2>



<p>In questi articoli continuo a ripetere lo stesso <strong>mantra</strong>: dobbiamo fare qualcosa. Oggi vorrei aggiungerne uno nuovo: per poter aiutare la natura al meglio, dobbiamo sentirla. In una parola, dobbiamo essere <strong>più biofili</strong> (aggettivo riferito alla biofilia, il tema di un articolo che ho già scritto, per leggerlo clicca <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/biofilia-lamore-per-la-natura-e-nel-nostro-dna/" target="_blank">qui</a>)<br>Quindi ripetiamo insieme: <strong>sentiamo la natura, conosciamo la natura e salviamola.</strong></p>



<p>PS. Sapete che amo la condivisione, perciò sarei molto curiosa di sapere cosa ne pensate di questo video. <br>Magari, se tra di voi c’è qualche botanico o biologo vegetale, potete anche spiegarci come avviene il processo di fioritura! Purtroppo, è una scienza che io, e molti altri, conosciamo poco, quindi date sfogo alla vostra sapienza! ?</p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.intelligenzaprimitiva.it/wp-content/uploads/2019/10/Silvia-round-face-1.png" alt="" class="wp-image-26236" width="173" height="173"/><figcaption><strong>SILVIA ARBA</strong></figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Leggi gli ultimi articoli:</h3>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-madre-natura-chiama-risponderai/">NATURE IS SPEAKING: Madre Natura chiama, risponderai?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/intelligenza-collettiva-risorse-gratuite-di-benessere-e-cura-di-se/">Intelligenza collettiva: risorse gratuite di benessere e cura di sè.</a></li><li><a href="http://intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-casa-dolce-casa/">NATURE IS SPEAKING: Casa dolce casa.</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/cosa-e-terrapsychology-terrapsicologia/">Cosa è “Terrapsychology” (Terrapsicologia)?</a></li><li><a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/virus-homo-biomimicry-virus-ed-esseri-umani/">Homo Virus: biomimicry, virus ed esseri umani</a></li></ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it/nature-is-speaking-la-forza-dei-fiori/">NATURE IS SPEAKING: La forza dei fiori.</a> proviene da <a href="https://www.intelligenzaprimitiva.it">Intelligenza Primitiva</a>.</p>
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